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Non ti senti un po' artista anche tu?
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  • abbigliamento, accessori 5 December 2010 Alessia Fabbri
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    Uscire dall’anonimato dei marchi industriali, fare un regalo diverso alle amiche, avere una borsa per ogni occasione: con questi desideri Clara Battello si è fatta pian piano le ossa (e i calli) della sarta e ha creato il suo marchio “Borse di Clara”. “Colore”, è la parola d’ordine per una produzione in cui si fanno spazio così forti contrasti e coraggiosi accostamenti come viola-rosso, rosso-rosa, verde-viola e persino giallo-turchese, e che adesso include anche la linea di abbigliamento “Madame & Madamoiselle” (la storpiatura è voluta) con maglie, borse, spille ispirate ai costumi di primi del ’900. Per questa collezione Clara ha acquisito da un libro le immagini e poi le ha stampate per usarle come applicazioni e decori, aggiungendo charms e catenine per rendere il tutto più lezioso e femminile. Il suo futuro? Dice che “Va verso Oriente…”: siamo proprio curiosi :)

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  • gioielli, soprammobili 11 October 2010 Alessia Fabbri
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    Cartapesta: verrebbe da pensare che è un materiale poco resistente, e invece è leggero, infrangibile ed estremamente duttile. Tecnica povera di lavoro plastico, si prepara utilizzando prevalentemente carta e stracci intrisi di colla vinilica o, in alternativa, colla di farina. La conosciamo un po’ tutti per i carri di Carnevale, ma questo materiale si presta anche all’elaborazione di forme molto più piccole…

    CartEssenza (qui su Facebook) nasce circa quattro anni fa, quando la genovese Emanuela Mae Agrini ha sentito il desiderio di creare qualcosa di suo, che non dovesse scendere a compromessi con il resto del mondo. Da allora il portfolio è in costante crescita e oggi comprende anelli, ciondoli, spille, orecchini, bracciali, collane impermeabilizzate con resina ma anche scatole, complementi d’arredo e vari altri “works”.

    Ho iniziato a sperimentare la tecnica della cartapesta da autodidatta, scegliendola perché colpita dalla possibilità di creare da me, oltre alle opere, anche il materiale.

    Con studi artistici e una laurea in Beni Culturali alle spalle, Mae si ispira nello stile all’arte primitiva e primaria come a quella barbarica e tardo-antica, sia nelle forme semplici ed universali che nei colori metallici e velati, mentre le decorazioni riprendono il concetto di recupero e riciclo dei materiali insito nella cartapesta essendo realizzate nella maggior parte con bottoni, spago, fil di ferro.

    Emanuela è una di quei makers che coltiva la propria passione in un piccolo laboratorio casalingo, al contempo spazio di libertà e di espressione e sede di tutta la sua produzione. Sogna di aprire un atelier tutto suo in qualche piccolo paese sul mare nella sua bella regione. Mae, ci inviti all’inaugurazione vero?

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  • gioielli 20 September 2010 Alessia Fabbri
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    Il gioiello è una forma d’arte, indipendentemente dai materiali e dalle tecniche con cui è stato realizzato. Non si esprime esclusivamente in ambito orafo: può essere veicolo di un’idea oltre che di bellezza. Può essere espressione e sperimentazione della persona che lo crea. E di chi lo indossa, se ne condivide l’essenza.

    È questa la filosofia di Eleonora Battaggia, che per la sua produzione ha scelto un nome antico e ricco di significati: Caracol. Si chiama così un famoso monumento Maya, ma oggi “Los Caracoles” in Messico sono anche spazi di autonomia delle popolazioni native. Infine in spagnolo significa “chiocciola”, il suo disegno una spirale che si avvolge in un crescere senza fine.

    Il suo interesse per l’arte orafa si è rivelato fin dai primi passi nei laboratori della scuola che avrebbe frequentato: “Mi sono specializzata in incastonatura, in fusione a cera persa, in incisione a bulino, in smalti a fuoco e intanto, lungo la mia strada di orafa e di insegnante orafa, ad un certo punto ho sentito forte l’esigenza di liberarmi dagli schemi fissi dell’oreficeria classica, di svincolarmi da materiali e dalle tecniche canoniche e pesanti dell’oreficeria tradizionale. Ho sentito il bisogno di essere libera di sperimentare materiali non per forza preziosi, di mescolare tecniche alternative cercando, di volta in volta, i mezzi adatti per esprimere l’idea che ho in mente”.

    Così oggi Eleonora cerca di recuperare e riciclare materiali, di dare una collocazione diversa a materiali semipreziosi da valutare per la loro bellezza e per la loro essenza di materiali naturali, non per il valore monetario. Valutandoli sempre con l’attenzione imparata da orafa: per l’indossabilità, la durevolezza e la precisione.

    Seguitela sulle sue pagine Facebook e Myspace!

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  • abbigliamento, accessori 14 September 2010 Alessia Fabbri
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    Cose: come gli oggetti che amiamo, che usiamo, che ci somigliano. Come tutto quello che mettiamo intorno o addosso per divertirci, per stare meglio, per sentirci unici. UAU: come l’esclamazione che esprime sorpresa e meraviglia. E una sintesi: CoseUAU.

    Per Giulia Pappalardo, che nasce a Catania “trenta, ma più verso i quaranta, anni fa”, CoseUAU è anche un modo per dire che le sue creazioni sono Uniche, Anarchiche, Utili. Pezzi unici e irripetibili, frutto di una manualità esperta ma anche della tecnologia. Oggetti che seguono ognuno le proprie regole, anziché seguire le mode. Cose fatte per essere belle, senza perdere mai di vista la funzionalità.

    Giulia ama il plexiglass ed è giocando con i colori e le trasparenze di questo materiale che realizza gli anelli della collezione Fru Fru, mentre nelle borse coseUAU lo abbina alle atmosfere retro delle stoffe anni ’60 e ’70 a motivi floreali e geometrici.

    Il tutto rigorosamente “Hand made in Sicily with love”.

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  • arte, giocattoli, grafica e illustrazione 27 July 2010 Alessia Fabbri
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    Il percorso di ricerca è stato e sarà ancora lungo, tortuoso e variegato. A Cecilia Viganò, in arte Cevì, piace sperimentare e, a costo di risultare caotica e dispersiva, trova la sua coerenza nell’arte vissuta, nella creazione come pane quotidiano.

    D’altronde, quando ha capito di non riuscire a concentrarsi su una strada sola, ha deciso di non farsi troppi problemi e di seguirle tutte – che dire, magari tutti avessimo di questi problemi – e così oggi saltella qua e là tra installazioni, disegni, improvvisazioni, fotografia, e soprattutto… PUPI. Cuciti e dipinti a mano, “nascono da una ricetta che mescola riciclo, amore e fantasia”. 
Pupazzi nati per gioco, che gioco rimangono.

    Un giorno nel 2004 ho iniziato a cucire forme ispirate ai miei disegni, a dar loro dei nomi sempre diversi, una storia, un perché.
 Non servono a niente se non al cuore: semplicemente mi dà una gioia immensa vederli nascere!
 Ognuno è un pezzo unico, con un suo valore artistico ed emozionale, alla ricerca di qualcuno che gli assomigli e che lo ami. La famiglia è grande, ci sono i Manolìpi (Mano + polipo), i pupetti da taschino, i pupi collana, i pupotti, e poi animali e umani immaginari con nomi strampalati…

    Ma Cevì si dedica anche alla ricerca ricerca artistica più intima e concettuale, quella che gira intorno alla memoria, alle radici, al corpo, agli oggetti scelti e trasformati come fossero ready made, per narrare “qualcos’altro”. I nodi ai fazzoletti del babbo che diventano promemoria, gli “scontrini immaginali”, un colletto di camicia che racconta la storia di un albero, i sacchetti di carta raccolti dalla nonna e che ora conservano disegni di cose che non si possono conservare veramente.

    Il disegno è il fil rouge, il suo primo mezzo di espressione, la sua parola. 
Come in Cartonirica, dove il segno sulla carta arriva addirittura a prendere vita, a muoversi nella realtà, fermato dalla fotografia (Cevì le chiama “apparizioni di carta vivente”).

    Per il futuro Cevì progetta di escogitare un modo per disegnare nell’aria, spera che qualche persona stupenda le metta a disposizione uno spazio in cui lasciar esplodere senza freno le sue idee vulcaniche, sogna di “continuare ad avere e causare possibilità per l’arte e l’espressione, con applicazioni infinite e sempre nuove”.
 E non ci aspettavamo niente di meno da chi si definisce “Una bambina di grandi dimensioni, che vive qui ma è contemporaneamente altrove, che vede le cose intorno sempre potenzialmente magiche. E che morirebbe se un giorno dimenticasse cosa vuol dire creare” :)

    Qua sotto una selezione di immagini! Continua a leggere »

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  • accessori, gioielli 11 July 2010 Alessia Fabbri
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    Trasformare il tessuto giapponese comunemente usato nella confezione dei kimono in cordoni annodati e intrecciati alla maniera delle cinture Obi o delle pettinature tradizionali. Il risultato: sorprendenti collane, spille, orecchini, cinture e anche simpatici pupazzetti nippon-style.

    Questo fa Claire Quillier, nata a Cannes 30 anni fa, una laurea in storia dell’arte e un diploma in lingua e civilizzazione giapponese, ma soprattutto una grande passione per i gioielli e gli accessori, che a Parigi confezionava esclusivamente per le amiche. I primi contatti con l’Italia li ha avuti frequentando un corso di nudo a Firenze, poi, 4 anni fa, il trasferimento in Sicilia per lavorare nel settore del turismo. Dove ha trovato un’ispirazione particolare…

    Non so se è il clima o l’energia che c’è in Sicilia ma il bisogno di riprendere a creare si è fatto subito sentire in me. È qui che mi è venuta l’idea di fare convergere i due mondi che mi fanno sognare da sempre, così sono nate le prime collane fatte con tessuto giapponese: un’idea nuova, mai vista altrove… nemmeno in Giappone!

    Mi piacciono i colori vivaci e i motivi particolari dei tessuti giapponesi. Più recentemente però ho cominciato ad usare anche altri materiali come il feltro, per creare borse. Ho cercato di ricreare questo spirito giapponese disegnando delle scene sotto forma di silhouette che taglio e incollo sulle mie borse, avvicinandomi ad un universo più infantile ma sempre legato in qualche modo alle mie prime passioni.

    Un esempio di come si possono variare tecniche e genere mantenendo sempre una linea personale. Chapeau!

    Altre immagini qua sotto! Continua a leggere »

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  • accessori, giocattoli, gioielli 16 November 2009 Valentina Locatelli
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    Ecco un’altra artista alle prese con il LEGO, materiale che a quanto pare offre innumerevoli spunti creativi. Si chiama KIKI, ha 32 anni e nel suo elegantissimo sito racconta le intenzioni: “Mi piace fare qualcosa che dia estensione al mio arcobaleno, al mio mondo di joy toys che stanno simpatici a tutti e che si mettono quando la musica comincia a farti muovere le gambette“.
    Kiki utilizza i mattoncini colorati per decorare occhiali, borse, anelli e spille, una collezione stravagante ed eccentrica indirizzata a chi sta sopra le righe, a chi, come l’artista, vuole cambiare ma senza per forza crescere.

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