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abbigliamento, accessori 1 June 2011

Tags: accessori, fashion, Hazer Cosgun, hazerico, moda
Di origini turche, Hazer Cosgun ha iniziato la sua avventura nel mondo della moda disegnando accessori per le boutique di Londra e Istanbul. A seguire i fashion studies al Sydney Tafe Institute in Australia, e quindi le collaborazioni con brand italiani, turchi e americani. Ci è andata bene perché alla fine ha deciso di trasferirsi qui da noi… e di creare la sua prima collezione con Hazerico: congrats! Continua a leggere » -
abbigliamento, interviste e incontri 26 May 2011

I suoi poster, sticker da muro, T-shirt con fantasie animali ci hanno conquistato un po’ di tempo fa. Adesso, con la pubblicazione nel suo Blomming Shop di Maison Dubosk della “seconda edizione della terza collezione” – di cui avevamo visto i primi modelli di abiti e canottiere da donna e T-shirt uomo da frac – abbiamo pensato di andarci un po’ più a fondo, facendo due chiacchere con Stefania Loschi, mente (e mani) del brand.
Tags: blommer, fashion, grafica, illustrazione, magliette dipinte, maison dubosk, moda, pittura, stefania loschi, sticker, t-shirtChi è Stefania Loschi e come nasce Maison Dubosk?
Il percorso con cui sono arrivata a creare Maison Dubosk è piuttosto eclettico. Dopo la maturità scientifica, ho studiato Interior Design a Milano e mi sono specializzata in scenografia per teatro e televisione a Londra presso il Central Saint Martin’s College of Art. Ho sempre risentito di diversi stimoli e influenze e tutto quello che ho studiato mi è servito ad analizzare la realtà secondo diverse angolazioni ed interpretazioni. La passione per la grafica e il disegno ce l’ho da sempre, non riesco a ricordarmi un periodo della mia infanzia o adoloscenza in cui non volessi disegnare o colorare… invece di studiare! L’idea di creare una collezione di T-shirt nasce per gioco: durante una piccola mostra dei miei quadri qualcuno mi chiese se facessi anche magliette… e il giorno dopo iniziai il progetto.
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abbigliamento, accessori, atelier e negozi 16 April 2011

È nel quartiere Isola di Milano – luogo che è stato protagonista in epoca recente di grandi trasformazioni urbanistiche e sociali con una grande concentrazione di “menti creative” – che nasce, nel 2004, il progetto “Isola della Moda“, per la promozione e valorizzazione di “un’altra moda possibile” e in questi giorni protagonista del Fuorisalone con la nuova edizione di Milano Verde Moda (Via Carmagnola 7, Milano).Una moda che sia critica, nella produzione e nel consumo, fatta di piccole e micro imprese di qualità, giovani marchi indipendenti e artigianali dalla sartorialità ricercata e ricca di storie, che coniugano stile e ricerca per raggiungere una sostenibilità sempre maggiore in ogni campo: ecologico, economico e sociale.
Isola della Moda è innanzitutto un network di realtà che lavorano nel campo della moda, sviluppando percorsi diversi ma complementari fra loro, e che hanno deciso di condividere le proprie esperienze per crescere insieme. Ma è anche più di questo.
Sappiamo tutti che cos’è il car sharing, il bike sharing, ecc. Bene. E con lo shop sharing come la mettiamo?! Nella concezione di Isola della Moda lo shop sharing è un’attività sperimentale che coniuga la canonica esperienza del punto vendita con un’attenzione particolare alle relazioni, alla promozione e all’ottimizzazione dei costi che si concretizzano in soluzioni innovative dedicate espressamente a chi fa moda “dal basso”.
Tags: abbigliamento, Angelo Di Placido, critical fashion, eco-fashion, ECOLOGInA, fashion, fuorisalone, Giada Gaia Cicala, Isabelle Morneau, isola della moda, laboratorio lavgon, macs design, milano, Milano Verde Moda, Miss Isis, moda, NVK DayDoll, orecchini, plettro, quartiere isola, quincy torino, Sergio Palimodde, shop sharing, Slowfashion, Sostantivo maschile, Stefania Riboni, Stefierre, yoga
Corner espositivi, comunicazione ed organizzazione di eventi dedicati, contatti con nuovi punti vendita e attivazione di canali alternativi di distribuzione, gruppi di acquisto di materie prime, ufficio stampa, archivio stilisti e designer… Continua a leggere » -
accessori 6 April 2011

Dietro al marchio CeeBee – ecco il suo shop su Blomming – c’è la camaleontica Carmen Björnald: nata in Germania da madre tedesca e padre Liberiano, cresce in Svezia dove si diploma in Design e Ricerca dei tessuti. Dagli anni ’80, periodo in cui arriva in Italia, inizia una carriera di successo come modella sfilando per Armani, Ferrè, Versace, Moschino e tanti altri.
Nel 2006 prende coscienza di un problema diventato ormai globale: lo smaltimento dei rifiuti. Nasce così l’idea di disegnare una linea di accessori utilizzando materiali di scarto: Carmen inizia a creare usando materie prime riciclabili, naturali e organiche rigorosamente lavorate a mano, convinta che un prodotto fashion può essere a basso impatto ecologico, originale e di qualità, e allo stesso tempo sostenere famiglie che vivono in zone a basso reddito, creando posti di lavoro.

Le sue borse sono realizzatate riciclando riviste di moda: le immagini vengono cucite tra due strati di plastica non tossica, anch’essa riciclabile, e questo fa in modo che ogni borsa abbia immagini diverse una dall’altra. I suoi magnifici pezzi unici si amalgamano in collezioni sempre nuove, che seguono sottili fli tematici.
Trovate CeeBee anche sul suo sito, qui.
Tags: borse, eco-design, eco-fashion, eco-sostenibilità, fare borse con vecchie riviste, fashion, moda, riciclo, riviste di moda -
abbigliamento, accessori, arredamento, crazy toys, design 30 March 2011

Mostri che ingurgitano i nostri rifiuti arredando la casa, poltrone che urlano, allegre T-shirt che mixano stoffe di alta moda: tutto è possibile nel mondo del riciclo: parola di Alessandro Acerra, “eco artista” illuminato dalla poetica della ciclicità degli oggetti che dietro il marchio Hibu progetta, disegna e realizza le sue opere totalmente a mano.

Sono pezzi unici ed originali che possono venire letteralmente “ingozzati” di rifiuti per diventare delle sedute dal design mostruosamente accattivante gli eco-toys Hibu che ci aiutano a tenere pulito l’ambiente e la casa. Dotati di una “bocca” realizzata in materiale trasparente che permette di vederne l’interno, possiamo riempirli di scarti vari come bottiglie di plastica, carta, cartone, peluche, imballi, e tutto ciò che ci piace vedervi all’interno. A seconda delle dimensioni, poi, questi mostri assumeranno la forma di piccoli e originali cestini da scrivania, passando da contenitori per giochi per bimbi fino a veri e propri divani da 3/4 posti.
Spicca nella produzione di Alessandro Acerra anche una serie di particolarissime poltrone recuperate dalla discarica e “rivisitate” sfruttando scarti domestici di uso comune. Ne è un esempio “La seduta che urla”, che l’autore ci racconta così:La struttura di questa poltrona, con modello tipo anni ‘90, ha una base in acciaio. Il modello è stato recuperato in discarica e poi ricoperto di scimmiette, che sono state poi cucite sulla struttura. Ma la cosa più carina di questa poltrona è che urla! Le scimmiette non sono solo un decoro: fanno anche il loro verso! Risultato: basta sedersi per sentirsi come nella giungla. Il suono dura circa 5 secondi e sarà nuovamente riprodotto quando vi siederete una seconda volta.
Eco designer ma anche eco stilista, Alessandro Acerra realizza originalissime eco T-shirt sul tema dei toys fatte a mano. Prima elabora i soggetti, poi sceglie le stoffe, le ritaglia e imbastisce per poi cucirle con massima cura e rifinitura finale ad ago. Ogni esemplare è un pezzo unico ed “eco” perché le stoffe provengono da scarti sartoriali o da rimanenze di produzioni di alta moda: tessuti che nascono per capi di lusso destinati alle passerelle milanesi vengono recuperate e rimixate per un look decisamente “alternativo”.Niente è lasciato al caso, tutto è riciclato: persino il packaging, che utilizza contenitori della pizza da asporto per confezionare le magliette. A testimonianza dell’italianità di questa professionalità artigiana davvero originale ;)
Tags: Alessandro Acerra, crazy toys, cucito, design, Eco toys, eco-arte, eco-design, eco-fashion, giocattoli, hibu, magliette, moda, mostri, mostrini, packaging, poltrone, pupazzi, pupi, recupero, riciclo, riuso, scarti, t-shirt, toys -
accessori 24 March 2011

Forse per le sue origini antiche il feltro è spesso associato a un’idea di “prodotto tradizionale”. Niente di più sbagliato! Per le sue doti che associano la morbidezza della lana a una certa consistenza di spessore, il materiale si presta a infinite applicazioni, come ci dimostra anonima|Mente design, la cui ottima prima collezione di borse e accessori in feltro gioca con colori e linee essenziali con un risultato di grande rigore e raffinatezza.Non c’è che da ringraziare tutti coloro che hanno espresso apprezzamento per le borse che Laura Giovannini, giovane architetto, aveva cominciato a realizzare per sé, convincendola nel 2010 a proporle al pubblico fondando il marchio anonima|Mente design, oggi in vendita su Blomming.
Con un nome che gioca ironicamente sull’estrema semplificazione formale, anonima|Mente realizza in realtà prodotti tutt’altro che anonimi, anzi fortemente caratterizzati dal punto di vista estetico, originali e distintivi. L’essenzialità delle forme vuole opporsi alle mutevoli tendenze della moda, rifiutando la definizione di fashion design, e consente a ciascuno di creare un proprio stile interpretando personalmente ciò che indossa, aiutato anche dall’ampia gamma di colori disponibili.

La parola d’ordine è “autoproduzione”: con questo si intende che il designer non segue solamente la fase di ideazione e progettazione, ma tutto il processo di realizzazione, spesso occupandosene in prima persona, proprio come fa Laura. Ciò consente dal un lato di avere un rapporto più diretto e istantaneo con le proprie creazioni, dall’altro di poter garantire la sostenibilità e l’eticità della produzione, ovvero: attenzione all’utilizzo delle risorse, scelta di materiali riciclabili e riciclati, riduzione al minimo degli scarti di lavorazione.Su queste basi stanno nascendo le due nuove linee primavera-estate 2011 di cui parleremo presto: una utilizzerà materiali naturali riprendendo lavorazioni tradizionali locali, mentre l’altra avrà uno stile decisamente più urban reinterpretando un materiale tutto da scoprire…
Tags: accessori, Anonima|Mente, blommer, borse, Colori, design, fashion, feltro, lana, Laura Giovannini, materiali strani, moda, porta ipad -
abbigliamento 12 March 2011

Da un ex lavanderia al civico 18 prende il nome il progetto della designer Sandra Dal Pont. Intento ambizioso ma sincero, “proporre un’alternativa di abbigliamento dichiaratamente anti-seriale”, Lavanderia18 fa di alcuni valori ben precisi la base del proprio lavoro:1. Ricerca e sperimentazione, perché scegliere di vestire e produrre slow dà frutti con un sapore decisamente unico e inconfondibile
2. Amore per il mestiere, perché non è solo un lavoro, è una scelta di vita, che si traduce attimo dopo attimo in cura per il dettaglio, unicità dei capi e delle forme, qualità dei materiali
3. ll tempo, la possibilità di scegliere il proprio, questo è il vero lusso oggi. Di questo Lavanderia18 fa il suo valore aggiunto, scegliendo di presentare le collezioni con ritmi personali, fuori dalle stagioni della moda
Brand indipendente di capi uomo/donna prodotti in numero limitato per scelta, fuori dall’ottica dei grandi numeri, Lavanderia18 propone tre linee di abbigliamento: Lavanderia18 RAW, Lavanderia18 LAB e ART, tutti nati dall’esigenza di proporre qualcosa di diverso: prodotti che hanno una storia da raccontare, capi da vivere e interpretare.
Questo il suo blog, questa la sua pagina su Facebook.
Tags: abbigliamento uomo, artigianato, belluno, eco-fashion, lavanderia18, moda, moda indipendente, sandra dal pont -
abbigliamento, gioielli 2 March 2011

Segno distintivo che diamo al nostro corpo, mezzo espressivo attraverso il quale sveliamo la nostra mente e il nostro modo di essere, l’abito e i suoi accessori possono essere creazioni di design. E quello che si scopre nelle collezioni Glix di Paola Monorchio è fatto di ornamenti quotidiani che nascono dall’incontro di forme semplici, diventando espressione di grande cura ed eleganza.

La produzione Glix si confronta contemporaneamente con materiali ben diversi tra loro: alla morbidezza e lavorabilità del tessuto si accosta il metallo, duro e difficile da trattare, che porta con sé anche il vincolo del volume e del peso. Essenziali, innovativi e femminili gli abiti, che si caratterizzano per ricerca formale e materica. Informali, raffinati, curati nei dettagli i gioielli, supportati dalla qualità della produzione, dal design e dalla scelta minuziosa dei materiali.Le scelte progettuali nelle linee Glix sono fondate su una geometria di base che elabora forme semplici, che si compongono e scompongono tra loro. Questo gioco di linee dà vita a soluzioni formali di grande complessità estetica, ma elementari dal punto di vista della costruzione. Negli abiti, i rettangoli, i quadrati, i triangoli, i cerchi si piegano e avvolgono il corpo come “origami” di tessuto, perché ogni donna possa reinterpretarli a suo modo e sul suo fisico. Il tessuto è come un foglio che avvolge il corpo, senza soffocarlo, come per la vestizione di una geisha.


Ma la creatività di Paola spazia anche nel campo del gioiello, vero e proprio must nella personalizzazione dell’abbigliamento. Dopo un periodo di studio dallo scultore Davide de Paoli, da cui ha appreso le tecniche orafe di base, Paola ha dato inizio alla produzione dei propri pezzi.Gioielli che sono sculture e come queste lasciano spazio alla fantasia, all’estro, all’immaginazione. Forme geometriche semplici, che si caratterizzano per il trattamento delle superfici granulate o traforate, e che riproducono motivi ornamentali spesso molto complicati, ripresi da tappeti, arazzi, broccati o ornamenti architettonici.
Per una ricerca del tutto personale sulle forme del vestire.
Tags: colli, davide de paoli, fashion, geometrie, gioielli, Glix, indy, metallo, milano, moda, moda indipendente, origami, Paola Monorchio, quartiere isola -
abbigliamento, eventi, gioielli, libri 26 February 2011


Un sabato all’insegna delle donne e dei loro progetti artigianali: è quello che propone oggi il gruppo riQù–l’arte sul filo a Verona, con workshop aperti al pubblico e progetti creativi proposti da 8 micro-marchi femminili.
Tra una lezione di creatività e l’altra si potranno così scoprire le ballerine ed accessori in pura lana merinos di Gingetti Label, i manufatti – abiti, ma anche coprilibri e “scaldaparole” – di sartoria ecologica, confezionati con stoffe, filati e materiali di riciclo di Sakiori, i romantici accessori in cartapesta di Pamphlet, i libri sensoriali di Penelope, in cui le storie sono raccontate attraverso le parole e le sensazioni tattili che bottoni, stoffe e carta sanno trasmettere, gli abiti e le borse in vinile di Artisti-Dentro, la moda frutto della ricerca di Dorina Maznic Atelier, le collane in tessuto di Stringimi al collo.
riQù–l’arte sul filo è una federazone di donne unite dalla passione per la sartoria artistica. Il suo obiettivo è salvaguardare il sapere e la conoscenza legati al mondo del cucito, nonché diffondere la sostenibilità come spunto creativo e stilistico.Sul sito tutte le informazioni sull’esposizione e gli workshop creativi che si terrano presso lo spazio Joy di Verona!
Tags: artisti dentro, borse, bottoni, carta, cartapesta, coprilibri, Dorina Maznic Atelier, eventi, fashion, Gingetti label, libri, moda, Pamphlet, Penelope, riQù, riQù–l’arte sul filo, Sakiori, sartoria, scaldaparole, stoffa, Stringimi al collo, verona -
crazy toys, giocattoli, idee strane 18 February 2011

Chi l’ha detto che anche le bambole non possano essere fashion victim?! Di certo lo è Modaiola Marleen, piccola bambola-bijoux appassionata di moda che ama cambiare spesso look: romantica, classica, urban, sexy.
Judith Sara, l’anima spagnola dietro a Melopocoton, dopo gli studi di moda ha scoperto la modellazione delle paste sintetiche, che l’ha conquistata per la sua versatilità. Dall’unione di queste due passioni è nata Marleen, una bambola che veste i look delle collezioni dei grandi stilisti, perfetta per le donne che hanno ancora uno spirito allegro e giocoso. E in vendita qui.
Ma la creatività di Judith non si ferma qui. “Twiggy doll” è una bambolina bijoux con gli occhi grandi e tanti accessori e abitini per cambiare look, completi di gruccia e custodia.
La passione per i bijoux invece trova la sua espressione nella linea “Recycle”: gioielli in pasta polimerica e materiale di recupero, principalmente lattine, tappi e plastica.
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Tags: bambole, bambole alla moda, bijoux artistici, blommer, doll, fashion, judith sara, melopocoton, moda, modaiola marleen, paper dolls, trendy, twiggy doll



















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