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Non ti senti un po' artista anche tu?
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  • atelier e negozi 23 September 2011 Francesca Basile
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    Olivinta Cavalli e Nastri

    Dalla prima piccola vetrina del 1970 i negozi sono diventati tre. In Via Brera primeggiano borse firmate, bijoux provenienti dall’America degli Anni ’50 e dall’Europa degli Anni ’60 e ’70 e pezzi di designer emergenti. In Via Gian Giacomo Mora si fronteggiano due spazi dedicati alla moda Uomo e Donna. E’ Cavalli e Nastri, indirizzo storico del vintage fashion a Milano nato dalla creatività di Claudia Jesi che, ormai da vent’anni, restituisce la parola ad abiti di moda, firmata e no. A lei si è affiancata recentemente Olivia Verona col suo Olivinta, che raccoglie prezzi pregiati di vintage design con una cura e un gusto d’altri tempi. Continua a leggere »

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  • arredamento, gioielli, soprammobili 29 August 2011 Alessia Fabbri
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    C’è un atelier dal sapore bohemien nel centro di Milano in cui a farla da padrona, ironica, divertente e di certo, all’occasione, pungente, è la forchetta. È quello di Giovanni Scafuro, che a partire da questo oggetto di uso quotidiano ha dato forma a lampade, sedie, tavoli, gioielli con un tratto distintivo che lo ha reso ben noto nel panorama dell’artigianato creativo italiano.

    Nato a Napoli, si è formato giovanissimo nelle botteghe degli artigiani del centro: ceramisti, fabbri, falegnami dai quali ha appreso l’arte sapiente del lavoro manuale applicata ed utilizzata da lui per progettare e realizzare complementi d’arredo.
    Il riciclo – di forchette come di altri oggetti e materiali di uso quotidiano – è una costante del suo processo di sperimentazione in continuo divenire, in cui ogni esito creativo “rappresenta solo un momento, un cambiamento di rotta nella vita dell’oggetto stesso.”

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  • abbigliamento, accessori, atelier e negozi 16 April 2011 Alessia Fabbri
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    È nel quartiere Isola di Milano – luogo che è stato protagonista in epoca recente di grandi trasformazioni urbanistiche e sociali con una grande concentrazione di “menti creative” – che nasce, nel 2004, il progetto “Isola della Moda“, per la promozione e valorizzazione di “un’altra moda possibile” e in questi giorni protagonista del Fuorisalone con la nuova edizione di Milano Verde Moda (Via Carmagnola 7, Milano).

    Una moda che sia critica, nella produzione e nel consumo, fatta di piccole e micro imprese di qualità, giovani marchi indipendenti e artigianali dalla sartorialità ricercata e ricca di storie, che coniugano stile e ricerca per raggiungere una sostenibilità sempre maggiore in ogni campo: ecologico, economico e sociale.

    Isola della Moda è innanzitutto un network di realtà che lavorano nel campo della moda, sviluppando percorsi diversi ma complementari fra loro, e che hanno deciso di condividere le proprie esperienze per crescere insieme. Ma è anche più di questo.

    Sappiamo tutti che cos’è il car sharing, il bike sharing, ecc. Bene. E con lo shop sharing come la mettiamo?! Nella concezione di Isola della Moda lo shop sharing è un’attività sperimentale che coniuga la canonica esperienza del punto vendita con un’attenzione particolare alle relazioni, alla promozione e all’ottimizzazione dei costi che si concretizzano in soluzioni innovative dedicate espressamente a chi fa moda “dal basso”.

    Corner espositivi, comunicazione ed organizzazione di eventi dedicati, contatti con nuovi punti vendita e attivazione di canali alternativi di distribuzione, gruppi di acquisto di materie prime, ufficio stampa, archivio stilisti e designer… Continua a leggere »

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  • design 8 April 2011 Alessia Fabbri
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    È passato un anno da quando, curiosi e piuttosto elettrizzati, ci siamo affacciati all’open space (molto open e molto space, visto che era un grandissimo spazio – ex capannone industriale – completamente vuoto!) per l’inaugurazione di The Hub Milano. Il sogno di molti – free lance, creativi, designer, startupper – divenuto realtà: poter affittare “a tempo” una scrivania in centro a Milano (anzi meglio, in Via Paolo Sarpi nei pressi dell’ottima enoteca Cantine Isola ;) e usufruire non solo del “luogo” ma anche dell’”ambiente”, intessendo una fitta rete di rapporti professionali e personali grazie anche al prezioso aiuto dello staff.

    Da allora questo spazio di “innovazione sociale”, che oggi compie un anno e a cui mandiamo i nostri auguri, ha ospitato importanti incontri ed eventi – almeno un paio dei quali, questo e questo, hanno avuto Blomming tra i propri protagonisti – e, soprattutto, dato vita a uno spazio che oggi brulica di idee.

    Difficile dire se ne sia lo specchio o la fonte di ispirazione, fatto sta che il design di The Hub Milano, ad opera degli architetti e art director Andrea Paoletti, Marta Pietroboni e Roberto Siena, è a immagine e somiglianza dei valori promossi dagli innovatori sociali che abitano lo spazio: rigorosamente ecologico, innovativo, sostenibile.

    Controprogetto ha coordinato la realizzazione della prima parte dell’interior design, in uno spazio che oggi ospita pezzi di design UUUSHH, Roberto Siena, 13ricrea, Costanza Algranti e White Label.

    Ma The Hub non finisce a Milano: è un network internazionale che conta altre due sedi in Italia a Roma e a Rovereto, dove abbiamo conosciuto i (ma soprattutto “le”!) designer del piano “di sotto”.

    Gli elementi di arredo realizzati da Rossoscuro Design - tutti rigorosamente pezzi unici – creano uno spazio per chi si vuole rilassare in compagnia (sì, quella sullo sfondo nella foto qui sotto è la sezione di una vasca da bagno!)

    L’idea per la sala riunioni, e la sua realizzazione, invece, sono di Lab Enredadera: un grosso filo di lana rosso si intreccia alla pelle nera delle poltrone. Sangue che sgorga? Esseri invertebrati che fuoriescono dai poggiaschiena a darci la scossa? L’effetto è “a propria discrezione”, ma è sicuro.

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  • abbigliamento, gioielli 2 March 2011 Alessia Fabbri
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    Segno distintivo che diamo al nostro corpo, mezzo espressivo attraverso il quale sveliamo la nostra mente e il nostro modo di essere, l’abito e i suoi accessori possono essere creazioni di design. E quello che si scopre nelle collezioni Glix di Paola Monorchio è fatto di ornamenti quotidiani che nascono dall’incontro di forme semplici, diventando espressione di grande cura ed eleganza.


    La produzione Glix si confronta contemporaneamente con materiali ben diversi tra loro: alla morbidezza e lavorabilità del tessuto si accosta il metallo, duro e difficile da trattare, che porta con sé anche il vincolo del volume e del peso. Essenziali, innovativi e femminili gli abiti, che si caratterizzano per ricerca formale e materica. Informali, raffinati, curati nei dettagli i gioielli, supportati dalla qualità della produzione, dal design e dalla scelta minuziosa dei materiali.

    Le scelte progettuali nelle linee Glix sono fondate su una geometria di base che elabora forme semplici, che si compongono e scompongono tra loro. Questo gioco di linee dà vita a soluzioni formali di grande complessità estetica, ma elementari dal punto di vista della costruzione. Negli abiti, i rettangoli, i quadrati, i triangoli, i cerchi si piegano e avvolgono il corpo come “origami” di tessuto, perché ogni donna possa reinterpretarli a suo modo e sul suo fisico. Il tessuto è come un foglio che avvolge il corpo, senza soffocarlo, come per la vestizione di una geisha. 


    Ma la creatività di Paola spazia anche nel campo del gioiello, vero e proprio must nella personalizzazione dell’abbigliamento. Dopo un periodo di studio dallo scultore Davide de Paoli, da cui ha appreso le tecniche orafe di base, Paola ha dato inizio alla produzione dei propri pezzi.

    Gioielli che sono sculture e come queste lasciano spazio alla fantasia, all’estro, all’immaginazione. Forme geometriche semplici, che si caratterizzano per il trattamento delle superfici granulate o traforate, e che riproducono motivi ornamentali spesso molto complicati, ripresi da tappeti, arazzi, broccati o ornamenti architettonici.

    Per una ricerca del tutto personale sulle forme del vestire.

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  • abbigliamento, accessori, atelier e negozi 3 December 2010 Alessia Fabbri
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    Liberté, Intimité, Sensualité. È basata su questi principi l’idea di Maria Letizia Festa Giordani di creare un brand di lingerie erotica, sex toys, cosmetici sensuali e altre tipologie di prodotti della sfera erotico-sensuale – con relativo concept store di lusso. Un brand che vuole interpretare un lifeconcept e un mindstyle di erotismo e sensualità intesi come gioco e piacere, ma anche come liberazione e creatività personale.

    La produzione – impeccabilmente sartoriale o realizzata a mano ed esclusivamente made in Italy – comprende ad oggi 5 linee di lingerie e accessori sensuali: “Le Jeu”: l’aspetto ludico dell’eros; “Liaisons”: il fil rouge sono i laccetti; “Touché”: il tocco vellutato di un guanto, o quello deciso di uno spanker; “Les Guardiens du Désir”: il tempo necessario per arrivare al desiderio; “Les Chaînes Inattendues”: skin jewels tutti da scoprire.

    Il concept store, inaugurato nel 2008 in Via Cerva a Milano, è uno spazio che affianca alle collezioni Angelique Devil un’accurata selezione di marchi e prodotti innovativi. Scopriamo così accessori che hanno un doppio uso, più o meno palese, con cui la donna comunica un atteggiamento ludico e sensuale anche al di fuori dell’incontro amoroso: i polsini fashion o la collana che all’occorrenza si trasformano in manette, o ancora la mascherina che da aperta può diventare blind o un nastro per legare il partner che desidera lasciarsi andare.

    Maria Letizia si è data questa missione: “Aiutare le donne e gli uomini del Terzo Millennio ad entrare nella sfera ludica dell’eros”… E a noi non resta che augurarle buon lavoro ;)

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  • eventi 24 September 2010 Alessia Fabbri
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    Ecco a voi la controsettimana della moda: molto contro, molto moda. “So Critical, So Fashion” (a Milano dal 27 settembre al 2 ottobre 2010), organizzato da Terre di mezzo in collaborazione con Isola della Moda, vuole conciliare moda e consumo critico per definire un nuovo stile, estetico come di vita. Un’impresa difficile? Le iniziative messe in campo promettono bene.

    Si comincia con DRESSED UP (ne parlavamo qui), che vede sfilare le preview delle collezioni primavera/estate 2011 di 15 stilisti indipendenti, selezionati sulla base di criteri che coniugano stile, progettualità e sostenibilità. Proprio per contrastare l’immagine elitaria e inarrivabile della Settimana della Moda milanese, D+UP è rigorosamente aperto al pubblico: una sfilata dove lo spettatore si sente protagonista e non solo consumatore passivo. In quest’ottica, Dressed Up propone sulla cat-walk non la bellezza stereotipata delle modelle, ma quella autentica delle “donne comuni”, selezionate con un vero casting, ma aperto a tutte: lavoratrici, mamme, professioniste, studentesse.

    A seguire un openshooting dove il pubblico potrà essere protagonista di un reportage di moda, incontri e laboratori di tessitura, taglio & cucito o serigrafia tenuti da professionisti della moda.

    Per una moda cucita su ciascuno di noi.

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  • abbigliamento, atelier e negozi 22 September 2010 Alessia Fabbri
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    Milano, città dove la moda si respira nelle strade e si nutre di multietnicità, dinamismo, capacità di rielaborazione ed analisi, di messaggi profondi e cambiamenti progressivi. Nasce qui CAIRA design, marchio giovane e già capace di un prodotto elaborato nella ricerca, nei dettagli, nelle qualità dei tessuti e nella realizzazione.

    Con studi di design presso lo IED di Milano alle spalle e svariate esperienze nel mondo dell’artigianato, Francesca Caira propone una linea di moda dedicata alle persone che non amano il mimetismo urbano, centrifugando e rielaborarando idee, immagini, modi di vita e culture proposte dalle società moderne e multi-etniche contemporanee.

    Due le linee proposte: CAIRA “Fashion” (produzione di abbigliamento donna ed accessori) e CAIRA “Unique” (pezzi unici, creazioni moda, prototipi studio e ricerca), con cui si riportano in vita materiali tessili di riciclo, tessuti vintage, capi usati, passamanerie, ecc. Il tutto si traduce in pezzi contraddistinti da una profonda concettualità che dona alla collezione un’impronta innovativa, ma con radici solide nella tradizione della moda italiana. Tutti i capi vengono de-strutturati e ripensati, arricchiti da una manualità sartoriale e dall’utilizzo di accessori vintage che sottolineano l’unicità del pezzo.

    E come poteva mancare alla settimana della moda? In questi giorni di fervente attività CAIRA sarà presente al WHITE SHOW (24-25-26 settembre) e parteciperà alla sfilata DRESSED UP (27 settembre).

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  • arte, giocattoli, grafica e illustrazione 27 July 2010 Alessia Fabbri
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    Il percorso di ricerca è stato e sarà ancora lungo, tortuoso e variegato. A Cecilia Viganò, in arte Cevì, piace sperimentare e, a costo di risultare caotica e dispersiva, trova la sua coerenza nell’arte vissuta, nella creazione come pane quotidiano.

    D’altronde, quando ha capito di non riuscire a concentrarsi su una strada sola, ha deciso di non farsi troppi problemi e di seguirle tutte – che dire, magari tutti avessimo di questi problemi – e così oggi saltella qua e là tra installazioni, disegni, improvvisazioni, fotografia, e soprattutto… PUPI. Cuciti e dipinti a mano, “nascono da una ricetta che mescola riciclo, amore e fantasia”. 
Pupazzi nati per gioco, che gioco rimangono.

    Un giorno nel 2004 ho iniziato a cucire forme ispirate ai miei disegni, a dar loro dei nomi sempre diversi, una storia, un perché.
 Non servono a niente se non al cuore: semplicemente mi dà una gioia immensa vederli nascere!
 Ognuno è un pezzo unico, con un suo valore artistico ed emozionale, alla ricerca di qualcuno che gli assomigli e che lo ami. La famiglia è grande, ci sono i Manolìpi (Mano + polipo), i pupetti da taschino, i pupi collana, i pupotti, e poi animali e umani immaginari con nomi strampalati…

    Ma Cevì si dedica anche alla ricerca ricerca artistica più intima e concettuale, quella che gira intorno alla memoria, alle radici, al corpo, agli oggetti scelti e trasformati come fossero ready made, per narrare “qualcos’altro”. I nodi ai fazzoletti del babbo che diventano promemoria, gli “scontrini immaginali”, un colletto di camicia che racconta la storia di un albero, i sacchetti di carta raccolti dalla nonna e che ora conservano disegni di cose che non si possono conservare veramente.

    Il disegno è il fil rouge, il suo primo mezzo di espressione, la sua parola. 
Come in Cartonirica, dove il segno sulla carta arriva addirittura a prendere vita, a muoversi nella realtà, fermato dalla fotografia (Cevì le chiama “apparizioni di carta vivente”).

    Per il futuro Cevì progetta di escogitare un modo per disegnare nell’aria, spera che qualche persona stupenda le metta a disposizione uno spazio in cui lasciar esplodere senza freno le sue idee vulcaniche, sogna di “continuare ad avere e causare possibilità per l’arte e l’espressione, con applicazioni infinite e sempre nuove”.
 E non ci aspettavamo niente di meno da chi si definisce “Una bambina di grandi dimensioni, che vive qui ma è contemporaneamente altrove, che vede le cose intorno sempre potenzialmente magiche. E che morirebbe se un giorno dimenticasse cosa vuol dire creare” :)

    Qua sotto una selezione di immagini! Continua a leggere »

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    Welcome, stranger. While you are in my territory no boring thoughts will fill your head”. La sua missione è “far divertire le persone”, il suo sito personale una “house of fun”. Ma Mauro Gatti (sotto sotto) sa essere una persona seria. Per esempio nel lavoro con Mutado, l’agenzia fondata insieme all’amico Lorenzo Manfredi.

    Illustratore e interactive designer esperto di new media, motion graphic e branding, pochi anni fa Mauro si è dato anche al commercio. Con Lorenzo e Piero Degasperi ha aperto “Atom Plastic” (ne avevamo parlato un po’ di tempo fa!), succursale milanese (Via Alessandro Volta, 6) del brand creato da Piero a Bassano del Grappa che – al motto di “Toys are not for kids” – si occupa di commercializzare toys, poster, gadget, libri e di offrire un posto agli artisti per esibirsi (non vi perdete il compleanno, e gli sconti anche on-line, dall’8 al 10 luglio).

    Vi ha incuriosito il personaggio (qui il suo blog)?! Bene, perché qua sotto c’è un’intervista.

    Ci parli un po’ di te?
    Sono nato in un paese in provincia di Brescia. Dopo una normalissima e salutare infanzia spesa tra fumetti, calcio, videogiochi e dolcetti ipercalorici decisi di abbandonare qualsiasi attività agonistica per dedicare la mia vita alla scatola grigia con la mela in mezzo. Le mie ultime resistenze furono sbriciolate da un modem 14.4 kb/s, che mi aprì le porte di Internet e mi fece capire che avrei potuto condividere i miei disegni con tutto il mondo (invece di ammorbare continuamente mia nonna).

    Da quell’epifania di fine anni ‘90 ad oggi poco è cambiato del mio intento se non la piena consapevolezza che il mio mantra è quello di “far divertire le persone”. I disegni, i video, i toys che produco sono creazioni che vogliono far sorridere e non hanno assolutamente pretese artistiche.

    Ci sembri iperattivo… Ma non ti stanchi mai?!
    Oggi la mia vita professionale si divide in 2: il mio sito personale che è un playground dove pubblico tutti quei lavori/sperimentazioni che si allontanano dal classico lavoro “da agenzia” e che mi permettono di consolidare agli occhi di chi visita il sito il mio stile e la mia ricerca di idee che facciano ridere. Mutado è invece l’agenzia, che si occupa di progetti che spaziano dal web, al video, alle applicazioni iPhone e mobile o in generale tutto ciò che ha a che fare con l’entertainment. Sono ovviamente 2 realtà che convivono benissimo e che mi danno la possibilità di esprimermi su due terreni diversi ma con molte intersezioni.

    Dove vai a caccia di ispirazione?
    Il primo serbatoio di ispirazione per quello che faccio è Internet, unito a diversi fattori come essere svegliato dai miei 2 carlini Ozzy e Nena,  guardare la mia collezione di vinyl toys per sentirmi ancora bambino, ascoltare musica rock dagli anni ‘60 a oggi. Ci sono poi idoli come Seymour Chwast, Raymond Savignac, Ryohei Yanagihara e Alberto Sordi. In ogni caso qualsiasi cosa divertente diventa uno spunto creativo.

    Ti prego, parlaci dei toys!
    Quest’anno insieme a Piero e a Lorenzo abbiamo creato un brand chiamato “Superpowers” che si occupa della realizzazione di vinyl toys per il quale ho creato Very Bravo, il nuovo optimistic brand tutto italiano di art toys e abbigliamento. Il primo toy, The Ghetto Reaper, è una simpatica e divertita morte declinata nelle varianti Gold & Cold, in veste nera e con una grossa collana dorata al collo, e Silver Shiver, in viola e con il bling argento. Il secondo toy, The Carrot Slayer, è invece dedicato ai vegetariani ed è declinato nelle versioni Gruesome, con abbigliamento fetish, e Hippie, un nostalgico figlio dei fiori dai colori sgargianti. Entrambi i Carrot Slayer sono accompagnati da una simpatica mezza carotina appena affettata.

    Per il futuro cosa prevedi?
    Nel futuro… vedo sempre più tempo da dedicare all’illustrazione e alla partecipazione in progetti che riescano a spostare su diversi media il mio stile.

    Ma dico, l’avete vista la sua Small Guide to be a Winner?

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