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cronache di una startup 23 November 2010

Ok non abbiamo scuse, se non che… Rome Wasn’t Built In a Day, come diceva una famosa canzone. Eppure è periodo di grandi novità: “I Beatles sono arrivati su iTunes! La Voyager2 è ai confini del sistema solare!”, raccontiamo nella nostra newsletter. E continuiamo: “Abbiamo lanciato Blomming! Ecco qua un invito!”. Aspetta un attimo: abbiamo detto newsletter? Invito? Ebbene sì: we’re up and running.
Ci siamo presentati ufficialmente ai Percorsi dell’Innovazione di SMAU e da allora ne sono successe di ogni. Soprattutto abbiamo messo a punto e fatto provare il sistema e, uau, piace. Per esempio Lamponi’s Lamps ha messo in vendita le sue lampade. CoseDiRò vende oggetti in stoffa e abiti come questo. Una proposta di orologi creativi arriva da TonyWood. Non sono gli unici: sono i primi.
Ovviamente puoi vendere anche dal tuo sito, non solo da Blomming. Lo Zoo Di Simona l’ha già fatto dal blog. Monica (moglie di Nicola :) è la locandiera de La Canonica, e lo usa per varie ghiottonerie. E siamo onorati di avere anche Alberto Cottica che propone il suo libro sul blog.
Questi sono solo i primi esempi di cosa si può fare con Blomming. D’ora in poi aggiornamenti e nuove funzioni arriveranno regolarmente. It’s showtime, e tocca a voi divertirvi: la newsletter sta partendo. Con invito :)
Tags: abiti, artisti, blommer, blomming, e-commerce, gioielli, lampade, lancio, libri, newsletter, stampe, vendere online -
arredamento, atelier e negozi, design 14 October 2010

Nella città della FIAT qualcuno si sta dando da fare non per produrre di più, ma per trasformare e valorizzare l’esistente attraverso il riutilizzo di parti di macchine, trattori, macchinari, dischi e frizioni usati delle nostre automobili.Il progetto CarMade (che vuole significare “fatto a macchina”) nasce nell’estate 2009 dall’incontro di Roberto Molino e Francesco Curletti, il primo alla ricerca di uno Spazio espositivo, l’altro alla ricerca di collaborazioni per ampliare i propri Spazi. E quello che non è un’azienda, bensì un collettivo aperto a tutti i designer che progettano e realizzano oggetti con pezzi di recupero di macchine, si sta già allargando ad altri designer, tra cui Andrea Caruso.
Il quartier generale è WoW, l’atelier di Lampadesign.com (sì perché Francesco Curletti è l’autore di una fantastica collezione di lampade realizzate con materiali innovativi e un design che ognuno può “modificare” secondo i suoi gusti e le sue sensazioni) che da un paio di anni sta contribuendo alla reputazione di “quartiere artistico” di San Salvario, il Kreuzberg torinese. Un negozio che ospita anche 15 artigiani designer che espongono le proprie creazioni e alcuni street artist.
Una prima impronta di una probabile evoluzione? Per ora il motto è: “Stay together!”
Tags: andrea caruso, arredamento, arredo, auto, design, eco-design, francesco curletti, lampade, lampadesign, macchina, riciclo, roberto molino, san salvario, torino, wow -
design 17 September 2010

Vasi e vasetti scolpiti nel silicone – originalissimi – ma soprattutto lampade: da soffito, da tavolo e da terra, realizzate con rottami recuperati, pezzi di vetro, resine, cavi metallici, bulloni. Andateli a vedere sul sito di Raffaella Bandera.
“Autoproduttrice di oggetti di design alla ricerca di contaminazioni con il mondo dell’arte”, Raffaella, di Busto Arsizio, insegue il suo sogno di designer lontana dalla cultura del design industriale e attratta dalla sperimentazione di materiali inusuali e di recupero, che utilizza spesso insieme a resine e gomme siliconiche.
“Sono attratta dai materiali plastici per la loro modernità e perchè, essendo questi relativamente nuovi, non sempre esistono nell’ambito artistico tecniche di lavorazione precise e codificate. Tale difficoltà, e la mancanza di punti di riferimento iniziali, si sono trasformate in una divertente sfida ed un viaggio esplorativo“.
Niente male per un’ex economista, no?
Tags: arte, artigianato, bulloni, busto arsizio, cavi, design, lampade, raffaella bandera, resina, riciclo, silicone, vasi, vetro -
accessori, atelier e negozi, design, eventi, gioielli 18 June 2010

Entrare in un negozio di arredamento e trovarsi immersi, quasi per caso, in una sorprendente selezione dell’arte del riciclo italiana. Ci è successo oggi a Bari, da Leccisi Collection.
Alessio de’ Navasques ci è venuto incontro e ci ha guidato attraverso i due piani di showroom che per quattro giorni, fino a domenica 20 giugno, ospitano la mostra “Recycle, moda e design all’insegna del riciclo”.
C’è Paola Monorchio, creatice del marchio Glix, che trasforma brani e strisce di tessuti preziosi o di vecchie tappezzerie scartati dalle precedenti produzioni in magnifici colli e gioielli da indossare come abiti. Poi i lampadari, quelli di Daniela Galluzzo, come bolle di filo colorato, dagli scarti di lavorazione delle sartorie, o quelli di Ilaria Sadun di Metamorfosi, come cascate con sezioni di bottiglie fuse. E ancora l’ethical fashion di Made in Carcere, con la sua collezione di borse realizzate con scarti di tessuto dalle detenute del carcere di Lecce, e l’eco-design di Mark-Pepper, duo di giovani designer napoletani che creano lampade, orologi e appendiabiti con legni di recupero e scarti di lamiera. Margherita Marchioni con il progetto Materiamorfosi e Carola Pasquino con C73, poi, interpretano a loro modo l’idea del bijoux: la prima realizza collane con bottiglie di plastica, tappi, cavi e matite colorate collane poetiche e che ci riportano all’infanzia
(ehm, ho fatto acquisti: la mia collana è fatta di guanti da cucina riciclati – vedi foto), mentre la seconda si ispira la futurismo per creare gioielli luccicanti e stravanti con gli scarti industriali delle materie plastiche.Giovani creativi che reinventano forme e funzioni di oggetti già esistenti affiancano le nuove produzioni di aziende affermate, in un suggestivo allestimento all’insegna dell’eco-design.
Tags: Alessio de' Navasques, bari, bij, bijoux artistici, borse, bottiglie, C73, Carola Pasquino, colli, Daniela Galluzzo, eco-design, gioielli, Glix, Ilaria Sadun, lampadari, lampade, Leccisi Collection, Made in Carcere, Margherita Marchioni, Mark-Pepper, Materiamorfosi, Metamorfosi, Paola Monorchio, plastica, riciclo -
design, interviste e incontri, soprammobili 29 May 2010

Il baffo è saggio e il sorriso quello di uno che non ha mai perso l’abitudine di giocare. Maurizio Lamponi Leopardi l’abbiamo trovato su Riciclarte e ci siamo subito innamorati delle sue creazioni, con cui trasforma gli oggetti di culto del nostro passato in lampade. Giuro: quella qua sotto è una lampada. Da tavolo. E anche le altre. Guarda sotto.
“Mi diverto a costruire giocattoli per adulti o, meglio, per i bambini che sono dentro di noi e che hanno ancora voglia di giocare”. Maurizio spera di portare qualcuno indietro agli anni della infanzia in cui bastavano anche solo delle scatole di cartone per edificare il castello dei propri sogni, con tappe regressive che passano dalla mitica Vespa e dalla bici da corsa per arrivare alle astronavi di Flash Gordon e Buck Rogers, eroi dei fumetti che leggeva sul tram andando a scuola. Maurizio è un puro, un idealista. E noi non potevamo che farci raccontare la sua storia.
È iniziato tutto in un rottamat (parco rottami in milanese), dove avevo accompagnato un mio amico alla ricerca di un pezzo di ricambio per la sua auto. Da quel marasma di pezzi di metallo, plastica, eccetera, vidi spuntare un oggetto “paciarotto” (nel senso di tondeggiante, ma anche intrigante): era il carter in alluminio di una vecchia lucidatrice, quelle con le tre spazzole tonde per intenderci. Con un po’ di sforzo riuscii a estrarlo dalla marea metallica… Era fantastico! Non so perché, ma me ne innamorai subito, forse affascinato dalla sua forma femminile. Non sapevo ancora cosa ne avrei fatto. A casa lo pulii e gli detti una lucidata e in quel momento decisi di dargli un nuovo scopo di vita. Divenne una lampada, la prima in assoluto di una lunga serie. Ancora oggi quando rivedo le foto provo tenerezza…

Il lavoro svolto fino ad oggi nasce dal desiderio di ridare vita a questi oggetti dimenticati la cui forma nasceva per dare un involucro a una macchina destinata a un certo uso e che, esaurita la sua funzione, veniva rottamata insieme al suo “abito”. Ma l’abito era ancora bello, perché distruggerlo? Il discorso è molto ampio ma finisce (secondo me) con gli oggetti realizzati fino agli anni ’60: dopo c’è solo plastica!Ma anche oggi il “riuso” va molto di moda…
Non è la mia filosofia. È solo una speculazione di finti ecologisti che con questa scusa mettono in circolazione oggetti senza anima, assemblati senza amore, solo per stupire. Il risultato è che questi vengono anche comprati ma hanno vita breve e tornano presto nella monnezza perché rappresentano solo un’immagine da consumare.

Mhm. Comunque si direbbe che tu ti diverta molto
Io continuo a fare quello che facevo da bambino: rompo e ricostruisco mettendo insieme pezzi di varie estrazioni per realizzare quelli che erano i sogni e le fantasie infantili. In fondo cos’è che ci spinge a vivere? Non è forse il desiderio di realizzare le nostre aspirazioni? Che poi non sono altro che i nostri sogni di quando guardavamo il mondo ancora con meraviglia…Tra le forme più utilizzate per queste lampade spiccano i mezzi di locomozione: la bicicletta, la Vespa (e se sei proprio appassionato al tema vedi anche gli spagnoli di Bel & Bel), l’aereo e pure il missile spaziale. Se il solo fatto di averne una sulla scrivania può produrre quel necessario senso di evasione – voi che dite? – allora Maurizio ha davvero raggiunto il suo scopo.
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Tags: artigianato, biciclette, interior design, lampade, maurizio lamponi leopardi, oggetti, riciclarte, riciclo, vespa -
arredamento, casa, soprammobili 5 November 2009

Penelope Batley è un’archeloga appassionata di navi incagliate nei fondali. “La magia avvolgente degli oceani è una fonte inesauribile di ispirazione per guidare il mio lavoro e le idee” dice l’artista, creatrice di sculture che sembrano direttamente ripescate dal più profondo dei mari. Conchiglie, frammenti di vetro e ceramica incastonate in anfore da giardino, servizi da tè tempestati di coralli.
Ma la vera originalità sta nella nuovissima collezione di Penelope: una serie di lampade che assumono le sembianze di enormi gioielli. O viceversa. L’idea base è che la casa possa letteralmente “indossare” bijoux, proprio come fa una donna per abbellirsi. Ecco quindi che nascono orecchini e collane giganti per illuminare con elegante originalità i nostri appartamenti.
Tags: arredamento, bijoux artistici, design, gioielli, lampade, penelope batley, vetro
















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