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Non ti senti un po' artista anche tu?
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  • eventi 1 October 2010 Alessia Fabbri
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    Si è svolto tra Vicenza e Bassano del Grappa da luglio a settembre di quest’anno la prima edizione di  “AAA Cercasi Nuovo Artigiano”, “un progetto che dà vita alla figura del nuovo artigiano. Tra ricerca, tecnologia e tradizione”, a cura di Venice International University e Fuoribiennale (l’abbiamo scoperto via Firstdraft). Obiettivo dell’iniziativa: rilanciare la figura dell’artigiano contemporaneo, una figura che sappia associare caratteristiche del mondo industriale a capacità ed elementi intrinsecamente propri del mondo artigianale. Un progetto che fa incontrare l’arte di saper fare” e il “saper fare ad arte”: come potevamo non parlarne?

    Dodici designer di livello internazionale, coordinati da Martino Gamper e Aldo Cibic,  hanno lavorato fianco a fianco con 9 artigiani vicentini per due mesi. In questo lasso di tempo sono stati realizzati 26 interessantissimi prototipi: complementi d’arredo (lampade, mobili, vasi, ecc.), gioielli, libri tridimensionali per bambini, ceramiche e prodotti metalmeccanici (cassonetti per riciclare i rifiuti).

    Ma soprattutto il percorso ha messo in evidenza quali potenzialità possano scaturire dall’incontro tra design e artigianato. Anzitutto la velocità: in meno di un mese si è passati dall’idea sulla carta presentata dal designer ad un prototipo funzionante (forse il saper fare artigianale non è sempre slow?). E poi la qualità, la cura del dettaglio: gli artigiani hanno fornito indicazioni e suggerimenti in merito a materiali, tecniche di intervento, fattibilità tecnico-economica, ecc. che hanno contribuito attivamente all’evoluzione del progetto dei designer (c’è ancora chi li chiama semplicemente “esecutori”?). Infine, la propensione sperimentale: gli artigiani si sono dimostrati disponibili ad uscire dal seminato delle loro routine produttive per confrontarsi con le richieste dei designer, applicandosi nella sperimentazione di nuove soluzioni (restii all’innovazione? non si direbbe).

    Un esperimento che dimostra quale valore aggiunto possa portare l’incontro tra creatività e antichi saperi… contemporanei. In attesa della prossima edizione!

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    Welcome, stranger. While you are in my territory no boring thoughts will fill your head”. La sua missione è “far divertire le persone”, il suo sito personale una “house of fun”. Ma Mauro Gatti (sotto sotto) sa essere una persona seria. Per esempio nel lavoro con Mutado, l’agenzia fondata insieme all’amico Lorenzo Manfredi.

    Illustratore e interactive designer esperto di new media, motion graphic e branding, pochi anni fa Mauro si è dato anche al commercio. Con Lorenzo e Piero Degasperi ha aperto “Atom Plastic” (ne avevamo parlato un po’ di tempo fa!), succursale milanese (Via Alessandro Volta, 6) del brand creato da Piero a Bassano del Grappa che – al motto di “Toys are not for kids” – si occupa di commercializzare toys, poster, gadget, libri e di offrire un posto agli artisti per esibirsi (non vi perdete il compleanno, e gli sconti anche on-line, dall’8 al 10 luglio).

    Vi ha incuriosito il personaggio (qui il suo blog)?! Bene, perché qua sotto c’è un’intervista.

    Ci parli un po’ di te?
    Sono nato in un paese in provincia di Brescia. Dopo una normalissima e salutare infanzia spesa tra fumetti, calcio, videogiochi e dolcetti ipercalorici decisi di abbandonare qualsiasi attività agonistica per dedicare la mia vita alla scatola grigia con la mela in mezzo. Le mie ultime resistenze furono sbriciolate da un modem 14.4 kb/s, che mi aprì le porte di Internet e mi fece capire che avrei potuto condividere i miei disegni con tutto il mondo (invece di ammorbare continuamente mia nonna).

    Da quell’epifania di fine anni ‘90 ad oggi poco è cambiato del mio intento se non la piena consapevolezza che il mio mantra è quello di “far divertire le persone”. I disegni, i video, i toys che produco sono creazioni che vogliono far sorridere e non hanno assolutamente pretese artistiche.

    Ci sembri iperattivo… Ma non ti stanchi mai?!
    Oggi la mia vita professionale si divide in 2: il mio sito personale che è un playground dove pubblico tutti quei lavori/sperimentazioni che si allontanano dal classico lavoro “da agenzia” e che mi permettono di consolidare agli occhi di chi visita il sito il mio stile e la mia ricerca di idee che facciano ridere. Mutado è invece l’agenzia, che si occupa di progetti che spaziano dal web, al video, alle applicazioni iPhone e mobile o in generale tutto ciò che ha a che fare con l’entertainment. Sono ovviamente 2 realtà che convivono benissimo e che mi danno la possibilità di esprimermi su due terreni diversi ma con molte intersezioni.

    Dove vai a caccia di ispirazione?
    Il primo serbatoio di ispirazione per quello che faccio è Internet, unito a diversi fattori come essere svegliato dai miei 2 carlini Ozzy e Nena,  guardare la mia collezione di vinyl toys per sentirmi ancora bambino, ascoltare musica rock dagli anni ‘60 a oggi. Ci sono poi idoli come Seymour Chwast, Raymond Savignac, Ryohei Yanagihara e Alberto Sordi. In ogni caso qualsiasi cosa divertente diventa uno spunto creativo.

    Ti prego, parlaci dei toys!
    Quest’anno insieme a Piero e a Lorenzo abbiamo creato un brand chiamato “Superpowers” che si occupa della realizzazione di vinyl toys per il quale ho creato Very Bravo, il nuovo optimistic brand tutto italiano di art toys e abbigliamento. Il primo toy, The Ghetto Reaper, è una simpatica e divertita morte declinata nelle varianti Gold & Cold, in veste nera e con una grossa collana dorata al collo, e Silver Shiver, in viola e con il bling argento. Il secondo toy, The Carrot Slayer, è invece dedicato ai vegetariani ed è declinato nelle versioni Gruesome, con abbigliamento fetish, e Hippie, un nostalgico figlio dei fiori dai colori sgargianti. Entrambi i Carrot Slayer sono accompagnati da una simpatica mezza carotina appena affettata.

    Per il futuro cosa prevedi?
    Nel futuro… vedo sempre più tempo da dedicare all’illustrazione e alla partecipazione in progetti che riescano a spostare su diversi media il mio stile.

    Ma dico, l’avete vista la sua Small Guide to be a Winner?

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