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    July 1st, 2010Alessia Fabbrigioielli

    La carta e ogni altra materia prima lavorata a mano portano con sé gli umori e le emozioni delle persone che le hanno toccate (o anche solo sfiorate), dei posti dove sono state. È forse questo il segreto del fascino dei gioielli di Angela Simone, che tanto sembrano voler raccontare. “L’amore per la carta mi accompagna da sempre, ma solo da qualche anno ho scoperto il piacere di utilizzarla, pregiata o riciclata, per farne dei gioielli. Amo la carta, il suo profumo, la sua consistenza. La sua anima, fragile e forte insieme.”

    Impiegando delle specifiche tecniche di preparazione dei materiali come il “suminagashi”, che colora la superficie della carta con china sparsa in acqua, donando un effetto d’onda, o il “quilling”, il gesto di arrotolarla strettamente, Angela realizza gioielli ora leggerissimi trattenuti da fili vaporosi, ora in cartoncino ondulato domato come fossero opere costruttiviste. Inventa così perle resistenti, impermeabili all’acqua e sempre sorprendenti: larghe o strette, grandi o piccole, panciute o asciutte, barocche o minimaliste, legate con fili e filati senza limiti di poesia, dal cordone alla lana, dalla coda di topo al cordino di caucciù, dal tulle alla canapa. Con collezioni che cambiano a seconda delle stagioni.

    I miei gioielli non sono così impermanenti come si potrebbe pensare. Tutt’altro. Lavorando con la colla carte di pesi e grammature diversi, si possono inventare perle resistenti, impermeabili all’acqua e sempre sorprendenti: larghe o strette, grandi o piccole, panciute o asciutte, barocche o minimaliste. Per legarle insieme scelgo fili e filati, senza limiti di fantasia: dal cordone alla lana, dalla coda di topo al cordino di caucciù, dal tulle alla canapa. Nascono così collane, ciondoli, bracciali, orecchini ogni volta unici, tattili, originali: vivi!

    Nonostante il lavoro di graphic designer la tenga spesso incollata al computer, Angela non ha mai dimenticato il suo primo amore: la carta e, di conseguenza, il “fare con le mani”. Creare gioielli di carta è stato per lei come compiere un passaggio naturale dalla bidimensionalità della pagina alla tridimensionalità di collane e bracciali: se impaginare un giornale richiede abilità nell’unire immagini e parole, allo stesso modo creare un gioiello significa esprimere gusto, armonia e ricerca di equilibrio tra forme, materiali, pesi e colori. “Credo che il lavoro sui bijoux di carta sia per me un momento di passaggio, mi sto lentamente avvicinando a una nuova fase puramente artistica. E sono convinta che la dimensione artigianale sta in mezzo, tra la mente e il cuore.”

    Saranno sì “artigianali”, ma intanto le sue creazioni sono già state presentate in numerose sedi internazionali dell’arte, come l’Expo Porte de Versailles a Parigi o il Design Museum della Triennale di Milano… Complimenti :)

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    June 1st, 2010Alessia Fabbrigioielli, libri

    In principio – nel 1999 – era restauro di libri antichi (e i libri ci piacciono, si sa). Ma è bastato molto poco perché Antico Valore, il laboratorio catanese di Simona Inserra, si trasformasse in un vero e proprio atelier di artigianato eco-sostenibile, in cui tecniche storiche di legatura artigianale si intrecciano con materiali moderni e contemporanei. Un laboratorio dove carta, cuoio e pergamena diventano protagoniste – insieme a una varietà di stoffe, fili e spaghi – di un percorso di recupero dell’antico in cui si mescolano influenze e stili dei nostri tempi.

    Poi, appena un anno fa, l’idea di dare nuova dignità agli scarti della lavorazione di pelle e cuoio usati per il restauro dei libri antichi, scarti quotidiani che Simona non ha mai voluto buttare e che negli anni aveva accumulato, certa che prima o poi sarebbero serviti a qualcosa.

    E cosa poteva nascere da questi scarti se non dei piccoli libri-gioiello? Orecchini, collane, anelli a forma di libro, ma anche accessori come mollette, fermagli, spille. E poi calamite, portachiavi, quaderni per appunti, quaderni per ricette… e la lista potrebbe continuare (lo racconta nel suo blog). In tutti i casi, la lavorazione è lenta e accurata: un ulteriore (antico) valore aggiunto.

    Così, nello stesso spazio – rigorosamente smoke free – in cui Simona restituisce ai libri antichi lo splendore di un tempo, nascono oggetti preziosi da indossare e con cui stupire: libri che sono gioielli, gioielli che sono libri.

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    May 29th, 2010Alessia Fabbridesign, idee strane, interviste e incontri, soprammobili

    Il baffo è saggio e il sorriso quello di uno che non ha mai perso l’abitudine di giocare. Maurizio Lamponi Leopardi l’abbiamo trovato su Riciclarte e ci siamo subito innamorati delle sue creazioni, con cui trasforma gli oggetti di culto del nostro passato in lampade. Giuro: quella qua sotto è una lampada. Da tavolo. E anche le altre. Guarda sotto.

    “Mi diverto a costruire giocattoli per adulti o, meglio, per i bambini che sono dentro di noi e che hanno ancora voglia di giocare”. Maurizio spera di portare qualcuno indietro agli anni della infanzia in cui bastavano anche solo delle scatole di cartone per edificare il castello dei propri sogni, con tappe regressive che passano dalla mitica Vespa e dalla bici da corsa per arrivare alle astronavi di Flash Gordon e Buck Rogers, eroi dei fumetti che leggeva sul tram andando a scuola. Maurizio è un puro, un idealista. E noi non potevamo che farci raccontare la sua storia.

    È iniziato tutto in un rottamat (parco rottami in milanese), dove avevo accompagnato un mio amico alla ricerca di un pezzo di ricambio per la sua auto. Da quel marasma di pezzi di metallo, plastica, eccetera, vidi spuntare un oggetto “paciarotto” (nel senso di tondeggiante, ma anche intrigante): era il carter in alluminio di una vecchia lucidatrice, quelle con le tre spazzole tonde per intenderci. Con un po’ di sforzo riuscii a estrarlo dalla marea metallica… Era fantastico! Non so perché, ma me ne innamorai subito, forse affascinato dalla sua forma femminile. Non sapevo ancora cosa ne avrei fatto. A casa lo pulii e gli detti una lucidata e in quel momento decisi di dargli un nuovo scopo di vita. Divenne una lampada, la prima in assoluto di una lunga serie. Ancora oggi quando rivedo le foto provo tenerezza…


    Il lavoro svolto fino ad oggi nasce dal desiderio di ridare vita a questi oggetti dimenticati la cui forma nasceva per dare un involucro a una macchina destinata a un certo uso e che, esaurita la sua funzione, veniva rottamata insieme al suo “abito”. Ma l’abito era ancora bello, perché distruggerlo? Il discorso è molto ampio ma finisce (secondo me) con gli oggetti realizzati fino agli anni ’60: dopo c’è solo plastica!

    Ma anche oggi il “riuso” va molto di moda…
    Non è la mia filosofia. È solo una speculazione di finti ecologisti che con questa scusa mettono in circolazione oggetti senza anima, assemblati senza amore, solo per stupire. Il risultato è che questi vengono anche comprati ma hanno vita breve e tornano presto nella monnezza perché rappresentano solo un’immagine da consumare.

    Mhm. Comunque si direbbe che tu ti diverta molto
    Io continuo a fare quello che facevo da bambino: rompo e ricostruisco mettendo insieme pezzi di varie estrazioni per realizzare quelli che erano i sogni e le fantasie infantili. In fondo cos’è che ci spinge a vivere? Non è forse il desiderio di realizzare le nostre aspirazioni? Che poi non sono altro che i nostri sogni di quando guardavamo il mondo ancora con meraviglia…

    Tra le forme più utilizzate per queste lampade spiccano i mezzi di locomozione: la bicicletta, la Vespa (e se sei proprio appassionato al tema vedi anche gli spagnoli di Bel & Bel), l’aereo e pure il missile spaziale. Se il solo fatto di averne una sulla scrivania può produrre quel necessario senso di evasione – voi che dite? – allora Maurizio ha davvero raggiunto il suo scopo.

    Dopo il salto, altre foto Read the rest of this entry »

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    April 2nd, 2010dottavimoto e cicli

    Non potrebbe esserci descrizione migliore di quella che danno loro stessi: Orco Cicli è fatta da over ’50 che provengono da esperienze diverse e hanno fatto tesoro di anni di riparazioni e di esperienze per realizzare un sogno: biciclette artigianali costruite a mano una per una con l’attenzione e la cura fino a ora riservata solo a quelle da corsa. Con telai disegnati apposta, e diversi da tutti gli altri, con componenti faticosamente ritrovati tra fondi di magazzino, o rifatti oggi come quelli di una volta”.

    Questo sì che è lusso. Fantastici gioielli d’acciaio che, per una volta, non si portano ma ti portano.

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    March 31st, 2010dottaviaccessori, gioielli, interviste e incontri

    Inauguriamo una nuova serie di post dedicati a interviste e incontri con i giovani artisti / artigiani / designer / stilisti… insomma con i protagonisti di questo nuovo modo di fare. Abbiamo conosciuto Seraina Rizzardini a FLCG – ne abbiamo parlato qua – dove ci ha raccontato della sua attività con il feltro: “La tecnica dell’infeltrimento è veramente antica; si tratta della prima forma in assoluto di manifattura tessile, dopo l’uso delle pelli degli animali. Nel nostro Paese non è molto conosciuta perchè non è mai stata parte integrante della cultura, anche se alcune zone si sono caratterizzate per questa lavorazione. Non è inoltre presente con facilità poichè si tratta di una tecnica completamente artigianale, per cui non è proprio possibile applicare dei procedimenti meccanici per eseguire la lavorazione. Questo comporta un alto costo del lavoro finito. E chi mai se lo vuole permettere oggi?”

    Coraggiosa. Il suo laboratorio di Treviso è una delle pochissime realtà in Italia a trattare il feltro, dal quale deriva ogni tipo di oggetti: “gioielleria di lana”, piccoli giochi per bambini, componenti di arredamento, luci, stole e altro. Immaginate qualcosa di più esclusivo? Qui sotto continua la sua storia, come la racconta lei nell’intervista.

    Ci racconti di te e del tuo progetto?
    La passione per la creatività è stata sempre innata, anche se mai riconosciuta, sia in me sia nella famiglia di mia madre. In realtà non vi avevo mai posto attenzione, era un dato di fatto abbastanza scontato, ma di secondaria importanza. Per cui anche il tipo di studi è stato a indirizzo classico.

    La svolta c’è stata nel 2001, quando mio figlio era piccolo e io ho avuto del tempo per me a casa. Ho trovato un sacchettino di lana tinta vegetalmente in un catalogo di prodotti per l’infanzia, e questo mi ha incuriosita notevolmente. Casualmente una mia cugina, che vive nel Sussex e conosceva la tecnica, era in visita da noi e mi ha fatto vedere come infeltrire una piccolissima superficie, un pezzettino di feltro di cinque centimetri.

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    December 1st, 2009Valentina Locatelliabbigliamento, accessori, gioielli

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    Baby’s in Black
    non è solo una canzone dei Beatles, ma anche un negozio che crea abiti, accessori e bijoux in pezzi unici o edizioni limitate. L’idea nasce da una cena tra amici e si concretizza nel 2007, in via Eustachi 6 a Milano. Il punto vendita è gestito da Barbara, laureata in scienze politiche che disegna e cuce abiti per passione, ed  Eva che ha un lavoro indipendente ma nel tempo libero si diverte a creare gioielli. Amiche da più di dieci anni, decidono di unire le forze (e i risparmi) per dare vita ad un negozio-laboratorio in cui proporre ciò che loro per prime vorrebbero, e non sempre riescono a trovare: abiti pensati per essere indossati tutti i giorni, dalle linee semplici ed essenziali ma con tocchi ricercati , con particolare cura nella scelta dei tessuti e attenzione per i dettagli, da accompagnare ad accessori colorati e bijoux in tanti materiali diversi, tutti realizzati artigianalmente.

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    November 19th, 2009Valentina Locatelliaccessori, gioielli

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    Mela è un marchio creato dalla giovane designer emergente -nonchè architetta- Emanuela Serena che realizza accessori tramite l’utilizzo di materiali inusuali.
    Bijoux in vetro, plexiglass, plastica e silicone arricchiti con perle e tessuti preziosi, prodotti che uniscono ricerca, arte e artigianalità. Il risultato sono piccole sculture, pezzi unici in serie limitata sempre diversi e innovativi.
    Parere personale: meravigliosi!

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    May 10th, 2009dottavigioielli

    Un mago, più che un artigiano dei tempi moderni, questo Giovanni Scafuro.

    Riccioli, by Giovanni Scafuro

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