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August 28th, 2010design, eventi, idee straneDobbiamo dirlo agli amici di Orco Cicli (come “chi sono?”, ne avevamo parlato qui): i giapponesi di Tokyobike, che si autodefiniscono “Japan’s number one bicycle company”, si presentano al London Design Festival con dei bike tour guidati. Niente meno che da Max Fraser, autore della London Design Guide, per di più.
Per sole 20 sterline gli appassionati potranno scoprire “Mystery design destinations” cavalcando una “Effortlessly stylish bike”. Quattro ore, compreso “lunch at select eateries”, scrivendo a questo indirizzo.
Tags: london design festival, orco cicli, tokyobike -
July 27th, 2010arte, giocattoli, grafica e illustrazione, idee straneIl percorso di ricerca è stato e sarà ancora lungo, tortuoso e variegato. A Cecilia Viganò, in arte Cevì, piace sperimentare e, a costo di risultare caotica e dispersiva, trova la sua coerenza nell’arte vissuta, nella creazione come pane quotidiano.
D’altronde, quando ha capito di non riuscire a concentrarsi su una strada sola, ha deciso di non farsi troppi problemi e di seguirle tutte – che dire, magari tutti avessimo di questi problemi – e così oggi saltella qua e là tra installazioni, disegni, improvvisazioni, fotografia, e soprattutto… PUPI. Cuciti e dipinti a mano, “nascono da una ricetta che mescola riciclo, amore e fantasia”. Pupazzi nati per gioco, che gioco rimangono.
Un giorno nel 2004 ho iniziato a cucire forme ispirate ai miei disegni, a dar loro dei nomi sempre diversi, una storia, un perché.
Non servono a niente se non al cuore: semplicemente mi dà una gioia immensa vederli nascere!
Ognuno è un pezzo unico, con un suo valore artistico ed emozionale, alla ricerca di qualcuno che gli assomigli e che lo ami. La famiglia è grande, ci sono i Manolìpi (Mano + polipo), i pupetti da taschino, i pupi collana, i pupotti, e poi animali e umani immaginari con nomi strampalati…
Ma Cevì si dedica anche alla ricerca ricerca artistica più intima e concettuale, quella che gira intorno alla memoria, alle radici, al corpo, agli oggetti scelti e trasformati come fossero ready made, per narrare “qualcos’altro”. I nodi ai fazzoletti del babbo che diventano promemoria, gli “scontrini immaginali”, un colletto di camicia che racconta la storia di un albero, i sacchetti di carta raccolti dalla nonna e che ora conservano disegni di cose che non si possono conservare veramente.
Il disegno è il fil rouge, il suo primo mezzo di espressione, la sua parola. Come in Cartonirica, dove il segno sulla carta arriva addirittura a prendere vita, a muoversi nella realtà, fermato dalla fotografia (Cevì le chiama “apparizioni di carta vivente”).
Per il futuro Cevì progetta di escogitare un modo per disegnare nell’aria, spera che qualche persona stupenda le metta a disposizione uno spazio in cui lasciar esplodere senza freno le sue idee vulcaniche, sogna di “continuare ad avere e causare possibilità per l’arte e l’espressione, con applicazioni infinite e sempre nuove”. E non ci aspettavamo niente di meno da chi si definisce “Una bambina di grandi dimensioni, che vive qui ma è contemporaneamente altrove, che vede le cose intorno sempre potenzialmente magiche. E che morirebbe se un giorno dimenticasse cosa vuol dire creare” :)
Qua sotto una selezione di immagini! Read the rest of this entry »
Tags: arte, cecilia viganò, cevì, cevicrea, disegno, fotografia, illustrazione, installazioni, milano, pupazzi, pupi, riciclo, scontrini, softies, spille -
July 14th, 2010abbigliamento, grafica e illustrazione, idee strane
Gianmario è fotografo e illustratore. Ylenia ha una grande passione x la moda e crede fermamente nella filosofia della T-shirt adatta ad ogni occasione della vita. I due si sono conosciuti (e piaciuti ;) un anno fa e insieme hanno dato vita all’idea di disegnare sopra la T-shirt come se fosse un foglio bianco. Per il loro progetto comune, White T-shirt (su Facebook qui), utilizzano disegni realizzati prima su carta e poi al pc, oppure fotografie personali, in cui – ritraendo barbie, bambole gonfiabili e situazioni di vita quotidiana… – non si risparmiano in ironia e provocazioni.Tags: abbigliamento, bambole gonfiabili, barbie, fashion, foto, fotografia, illustrazioni, james woodstudio, magliette, moda, t-shirt, white t-shirt
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July 6th, 2010atelier e negozi, crazy toys, giocattoli, grafica e illustrazione, interviste e incontri
“Welcome, stranger. While you are in my territory no boring thoughts will fill your head”. La sua missione è “far divertire le persone”, il suo sito personale una “house of fun”. Ma Mauro Gatti (sotto sotto) sa essere una persona seria. Per esempio nel lavoro con Mutado, l’agenzia fondata insieme all’amico Lorenzo Manfredi.Illustratore e interactive designer esperto di new media, motion graphic e branding, pochi anni fa Mauro si è dato anche al commercio. Con Lorenzo e Piero Degasperi ha aperto “Atom Plastic”, succursale milanese (Via Alessandro Volta, 6) del brand creato da Piero a Bassano del Grappa che – al motto di “Toys are not for kids” – si occupa di commercializzare toys, poster, gadget, libri e di offrire un posto agli artisti per esibirsi (non vi perdete il compleanno, e gli sconti anche on-line, dall’8 al 10 luglio).
Vi ha incuriosito il personaggio (qui il suo blog)?! Bene, perché qua sotto c’è un’intervista.
Ci parli un po’ di te?
Sono nato in un paese in provincia di Brescia. Dopo una normalissima e salutare infanzia spesa tra fumetti, calcio, videogiochi e dolcetti ipercalorici decisi di abbandonare qualsiasi attività agonistica per dedicare la mia vita alla scatola grigia con la mela in mezzo. Le mie ultime resistenze furono sbriciolate da un modem 14.4 kb/s, che mi aprì le porte di Internet e mi fece capire che avrei potuto condividere i miei disegni con tutto il mondo (invece di ammorbare continuamente mia nonna).Da quell’epifania di fine anni ‘90 ad oggi poco è cambiato del mio intento se non la piena consapevolezza che il mio mantra è quello di “far divertire le persone”. I disegni, i video, i toys che produco sono creazioni che vogliono far sorridere e non hanno assolutamente pretese artistiche.
Ci sembri iperattivo… Ma non ti stanchi mai?!
Oggi la mia vita professionale si divide in 2: il mio sito personale che è un playground dove pubblico tutti quei lavori/sperimentazioni che si allontanano dal classico lavoro “da agenzia” e che mi permettono di consolidare agli occhi di chi visita il sito il mio stile e la mia ricerca di idee che facciano ridere. Mutado è invece l’agenzia, che si occupa di progetti che spaziano dal web, al video, alle applicazioni iPhone e mobile o in generale tutto ciò che ha a che fare con l’entertainment. Sono ovviamente 2 realtà che convivono benissimo e che mi danno la possibilità di esprimermi su due terreni diversi ma con molte intersezioni.
Dove vai a caccia di ispirazione?
Il primo serbatoio di ispirazione per quello che faccio è Internet, unito a diversi fattori come essere svegliato dai miei 2 carlini Ozzy e Nena, guardare la mia collezione di vinyl toys per sentirmi ancora bambino, ascoltare musica rock dagli anni ‘60 a oggi. Ci sono poi idoli come Seymour Chwast, Raymond Savignac, Ryohei Yanagihara e Alberto Sordi. In ogni caso qualsiasi cosa divertente diventa uno spunto creativo.
Ti prego, parlaci dei toys!
Quest’anno insieme a Piero e a Lorenzo abbiamo creato un brand chiamato “Superpowers” che si occupa della realizzazione di vinyl toys per il quale ho creato Very Bravo, il nuovo optimistic brand tutto italiano di art toys e abbigliamento. Il primo toy, The Ghetto Reaper, è una simpatica e divertita morte declinata nelle varianti Gold & Cold, in veste nera e con una grossa collana dorata al collo, e Silver Shiver, in viola e con il bling argento. Il secondo toy, The Carrot Slayer, è invece dedicato ai vegetariani ed è declinato nelle versioni Gruesome, con abbigliamento fetish, e Hippie, un nostalgico figlio dei fiori dai colori sgargianti. Entrambi i Carrot Slayer sono accompagnati da una simpatica mezza carotina appena affettata.
Per il futuro cosa prevedi?
Nel futuro… vedo sempre più tempo da dedicare all’illustrazione e alla partecipazione in progetti che riescano a spostare su diversi media il mio stile.Ma dico, l’avete vista la sua Small Guide to be a Winner?
Tags: atelier e negozi, atom plastic, Bassano del Grappa, gadget, giochi, kidult, Lorenzo Manfredi, mauro gatti, milano, mutado, Piero Degasperi, poster, toys -
June 23rd, 2010giocattoli, idee straneIl fumetto ci viene incontro, dato che a questi tenerissimi softies manca giusto il dono della parola… Come faccia non si sa: quel che è certo è che, armata solo di macchina da cucire e stoffe colorate, Laura Contemori, toscana di 30 anni, è un’abile maestra nel donare espressività, calore, carattere ai suoi pupazzi (che lei chiama “aggeggi”). Fantasia e sensibilità si associano nel suo lavoro a un saper fare tramandato dall’ambiente familiare, come ci racconta lei stessa:
La passione per il cucito probabilmente ce l’ho nel sangue, visto che provengo da una famiglia con nonna e 4 zie sarte! Fin da quando ero piccola la nonna mi faceva sedere davanti alla sua vecchia Singer, con di fronte un piccolo pezzo di stoffa. Premevo il pedale e partiva quella lunga cucitura colorata, punto dopo punto quasi come la favola di Pollicino… Forse è da lì che ha preso vita questa passione. Non ho mai frequentato nessun corso di taglio e cucito, nessun corso di modellista: è tutto qua, nella mia testa e nelle mie mani.
BimBim, capostipite della BimBimFamily, nasce circa due anni fa dalla volontà di Laura di creare qualcosa di unico e speciale per il suo bambino di tre anni, Gregorio (che giocando con il pupazzo lo ha battezzato, dando il nome alla serie). Da allora Laura di strada ne ha già fatta tanta, e ora sogna di aprire un suo negozio “reale”. In bocca al lupo!
Tags: bambini, BimBim, contemori, cucito, cucito a mano, fatto a mano, giocattoli, laura contemori, pupazzi, softies, stoffa, toscana, toys -
June 15th, 2010arredamento, design, idee strane
L’obiettivo: cambiare il normale corso dei materiali post-produzione e post-consumer, reinventandoli per realizzare oggetti e allestimenti dal forte impatto emozionale e identitario. Ricambi Originali, l’eco-brand dello studio trevigiano Macs Design, è concepito come prodotto della fantasia a confronto con la realtà, in cui l’innovazione nasce dalla creatività e non dalla scienza, e dove il vissuto delle persone si trasforma per diventare un prodotto confortevole e funzionale.Il gruppo è formato da designer e artigiani creativi che si sono uniti con una visione: portare in tutti gli ambienti un design essenziale che attraverso riuso e riciclo darà, con stile, valore al nostro futuro. Si descrivono così: “Siamo curiosi e ricercatori, semplici e concreti, moderni e anticonformisti. Con professionalità affrontiamo le sfide e le opportunità che incontriamo quotidianamente, stimolati nella corsa alla scoperta di nuove frontiere attraverso la contaminazione con le realtà underground e il confronto con le persone che si affidano al nostro lavoro”. E organizzano anche mostre, come quella che inaugura a Treviso proprio domani, 16 giugno (ne parlano nel loro blog).
Noi a questo punto volevamo saperne di più. Massimo Furlan in arte Macs, fondatore dello studio, risponde di seguito alle nostre domande.
Tags: ambiente, arredamento, design, eco-brand, eco-design, ecologia, interior design, macs, macs design, pneumatici, pouf, ricambi originali, riciclo, riuso, sostenibilità, tavoli, treviso
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June 9th, 2010abbigliamento, accessori, idee straneSi può scegliere un certo capo di abbigliamento perché con quello vogliamo comunicare qualcosa. La novità è che si può cambiare il messaggio che indossiamo. Anche più volte al giorno.
Play-Shirt è una linea di abbigliamento e accessori decisamente fuori dal comune: i prodotti sono realizzati con delle strisce di velcro e venduti assieme a un kit contenente tutte le lettere dell’alfabeto. Il catalogo offre borse, felpe, cravatte intercambiabili, ma il modello di maggior successo rimane la prima T-shirt: cotone 100%, disponibile in differenti taglie e colori e, per i più logorroici, con la variante della doppia striscia di velcro. Storicamente le letterine erano piccole e gialle, ma nel corso del tempo sono stati sperimentati diversi abbinamenti che non ci dispiacciono affatto.
Play-Shirt non è solo un marchio: il gruppo meneghino capitanato dal trentenne Andrea Brembati è anche una community di giovani teste creative che organizza spesso “Play Events” (vedi il gruppo Facebook o Myspace).Letteratura estemporanea, slogan, post-it ambulante, gioco. Da indossare lettera dopo lettera. As simple as that.
Tags: abbigliamento, accessori, andrea brembati, borse, cravatte, felpe, gioco, maglie, magliette, milano, parole, play-shirt, scrivere, t-shirt, velcro -
May 29th, 2010design, idee strane, interviste e incontri, soprammobiliIl baffo è saggio e il sorriso quello di uno che non ha mai perso l’abitudine di giocare. Maurizio Lamponi Leopardi l’abbiamo trovato su Riciclarte e ci siamo subito innamorati delle sue creazioni, con cui trasforma gli oggetti di culto del nostro passato in lampade. Giuro: quella qua sotto è una lampada. Da tavolo. E anche le altre. Guarda sotto.
“Mi diverto a costruire giocattoli per adulti o, meglio, per i bambini che sono dentro di noi e che hanno ancora voglia di giocare”. Maurizio spera di portare qualcuno indietro agli anni della infanzia in cui bastavano anche solo delle scatole di cartone per edificare il castello dei propri sogni, con tappe regressive che passano dalla mitica Vespa e dalla bici da corsa per arrivare alle astronavi di Flash Gordon e Buck Rogers, eroi dei fumetti che leggeva sul tram andando a scuola. Maurizio è un puro, un idealista. E noi non potevamo che farci raccontare la sua storia.
È iniziato tutto in un rottamat (parco rottami in milanese), dove avevo accompagnato un mio amico alla ricerca di un pezzo di ricambio per la sua auto. Da quel marasma di pezzi di metallo, plastica, eccetera, vidi spuntare un oggetto “paciarotto” (nel senso di tondeggiante, ma anche intrigante): era il carter in alluminio di una vecchia lucidatrice, quelle con le tre spazzole tonde per intenderci. Con un po’ di sforzo riuscii a estrarlo dalla marea metallica… Era fantastico! Non so perché, ma me ne innamorai subito, forse affascinato dalla sua forma femminile. Non sapevo ancora cosa ne avrei fatto. A casa lo pulii e gli detti una lucidata e in quel momento decisi di dargli un nuovo scopo di vita. Divenne una lampada, la prima in assoluto di una lunga serie. Ancora oggi quando rivedo le foto provo tenerezza…

Il lavoro svolto fino ad oggi nasce dal desiderio di ridare vita a questi oggetti dimenticati la cui forma nasceva per dare un involucro a una macchina destinata a un certo uso e che, esaurita la sua funzione, veniva rottamata insieme al suo “abito”. Ma l’abito era ancora bello, perché distruggerlo? Il discorso è molto ampio ma finisce (secondo me) con gli oggetti realizzati fino agli anni ’60: dopo c’è solo plastica!Ma anche oggi il “riuso” va molto di moda…
Non è la mia filosofia. È solo una speculazione di finti ecologisti che con questa scusa mettono in circolazione oggetti senza anima, assemblati senza amore, solo per stupire. Il risultato è che questi vengono anche comprati ma hanno vita breve e tornano presto nella monnezza perché rappresentano solo un’immagine da consumare.

Mhm. Comunque si direbbe che tu ti diverta molto
Io continuo a fare quello che facevo da bambino: rompo e ricostruisco mettendo insieme pezzi di varie estrazioni per realizzare quelli che erano i sogni e le fantasie infantili. In fondo cos’è che ci spinge a vivere? Non è forse il desiderio di realizzare le nostre aspirazioni? Che poi non sono altro che i nostri sogni di quando guardavamo il mondo ancora con meraviglia…Tra le forme più utilizzate per queste lampade spiccano i mezzi di locomozione: la bicicletta, la Vespa (e se sei proprio appassionato al tema vedi anche gli spagnoli di Bel & Bel), l’aereo e pure il missile spaziale. Se il solo fatto di averne una sulla scrivania può produrre quel necessario senso di evasione – voi che dite? – allora Maurizio ha davvero raggiunto il suo scopo.
Dopo il salto, altre foto Read the rest of this entry »
Tags: artigianato, biciclette, interior design, lampade, maurizio lamponi leopardi, oggetti, riciclarte, riciclo, vespa -
May 12th, 2010crazy toys, design, giocattoli, idee strane, interviste e incontri[Con questo post inizia a collaborare Alessia Fabbri - la trovate su Twitter - che professionalmente si occupa di innovazione e ha tante passioni, tra cui creatività, startup e oggetti fantastici come quelli che ci racconta qui sotto -ad]
“We belong to EDGA: Emozione, Design, Gioco, Arte. 2. We live on the OPAMPICE line: nessun limite o confine tra Oggetto, Prodotto, Azione, Manifestazione, Promozione, Interazione, Comunicazione, Espressione. 3. In UFFA we trust: Utilizzo, Fruizione, Funzione, Applicazione dell’oggetto alimentano scenari personali o collettivi di espressione dinamica”. Comincia così – ed è già piuttosto eloquente – il Manifesto di Ludiko, universo artistico multidisciplinare che ha per obiettivo la diffusione della filosofia Kidult e la riscoperta del gioco come forma di comunicazione con il proprio “io” più profondo-creativo-infantile.
I Pups.it – inizialmente cuscini e manicotti, ora anche sedute, lavagne, tavolini, maglie o altro: dipende dall’uso che se ne fa – sono oggetti/soggetti che, mentre assolvono la loro funzione, rilasciano benessere ludico. Con questo suo primo progetto Ludiko si è inserito in un circuito internazionale che abbraccia l’arte e il design: i suoi prodotti sono stati selezionati per la mostra “The New Italian Design” (partita dalla Triennale di Milano per un tour attraverso Madrid, Londra e Tokio), inseriti nel prestigioso catalogo Fall del MOMA di New York e ospitati negli shop dei maggiori musei d’arte contemporanea del mondo.
Andrea Ruschetti, fondatore di Ludiko, ci racconta in un’intervista il suo percorso dall’iniziale ricerca ed esplorazione della character culture, ai primissimi prototipi sino allo sviluppo del concetto/progetto di design e alla sua manifestazione fisica trasversale.
Tags: Andrea Ruschetti, cuscini, daruma, fai da te, faro, giappone, giocattoli, kidult, ludiko, made in italy, oggetti, omegna, pupazzi, pups, pups.it, schizzi, softies, toys, verbaniaDove ha inizio l’avventura?
Vivere e crescere a stretto contatto con il settore del giocattolo e percepirne l’aridità progettuale e l’impossibilità di arricchire i giocattoli con sensi oltre l’essere merce/prodotto ha sicuramente inasprito il sentimento di rivalsa dei valori che devono caratterizzare e animare un oggetto ludico e gli effetti benefici che deve e può rilasciare. Così, nel 2003, all’interno dell’Associazione Culturale Mastronauta prende forma il progetto di impresa sperimentale e primordiale “DNA r:evolutinary concept”, finalizzato a sviluppare e offrire servizi creativi per Faro (storica fabbrica di giocattoli di Omegna, Verbania, e azienda della famiglia Ruschetti n.d.r.), che ha sostenuto l’investimento per un primo mini lotto produttivo e conseguente presentazione al mercato. Nel 2005 siamo sbarcati al concept store High Tech di Milano con soli sei pezzi a forma di M, A, S, C, O, T (T), ed E. -
April 30th, 2010crazy toys, idee straneUna specie di Bibbia del fai-da-te, nel senso più ampio che vi possa venire in mente. Su Instructables trovate suggerimenti, idee ed esperienze per fare, disfare e rifare qualsiasi cosa – dalle torte all’intera casa, con tutto quello che contiene, elettronica compresa. Tra le mille cose, ci siamo innamorati di questi Monster Speaker:
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