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    July 11th, 2010Alessia Fabbriaccessori, gioielli

    Trasformare il tessuto giapponese comunemente usato nella confezione dei kimono in cordoni annodati e intrecciati alla maniera delle cinture Obi o delle pettinature tradizionali. Il risultato: sorprendenti collane, spille, orecchini, cinture e anche simpatici pupazzetti nippon-style.

    Questo fa Claire Quillier, nata a Cannes 30 anni fa, una laurea in storia dell’arte e un diploma in lingua e civilizzazione giapponese, ma soprattutto una grande passione per i gioielli e gli accessori, che a Parigi confezionava esclusivamente per le amiche. I primi contatti con l’Italia li ha avuti frequentando un corso di nudo a Firenze, poi, 4 anni fa, il trasferimento in Sicilia per lavorare nel settore del turismo. Dove ha trovato un’ispirazione particolare…

    Non so se è il clima o l’energia che c’è in Sicilia ma il bisogno di riprendere a creare si è fatto subito sentire in me. È qui che mi è venuta l’idea di fare convergere i due mondi che mi fanno sognare da sempre, così sono nate le prime collane fatte con tessuto giapponese: un’idea nuova, mai vista altrove… nemmeno in Giappone!

    Mi piacciono i colori vivaci e i motivi particolari dei tessuti giapponesi. Più recentemente però ho cominciato ad usare anche altri materiali come il feltro, per creare borse. Ho cercato di ricreare questo spirito giapponese disegnando delle scene sotto forma di silhouette che taglio e incollo sulle mie borse, avvicinandomi ad un universo più infantile ma sempre legato in qualche modo alle mie prime passioni.

    Un esempio di come si possono variare tecniche e genere mantenendo sempre una linea personale. Chapeau!

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    July 1st, 2010Alessia Fabbrigioielli

    La carta e ogni altra materia prima lavorata a mano portano con sé gli umori e le emozioni delle persone che le hanno toccate (o anche solo sfiorate), dei posti dove sono state. È forse questo il segreto del fascino dei gioielli di Angela Simone, che tanto sembrano voler raccontare. “L’amore per la carta mi accompagna da sempre, ma solo da qualche anno ho scoperto il piacere di utilizzarla, pregiata o riciclata, per farne dei gioielli. Amo la carta, il suo profumo, la sua consistenza. La sua anima, fragile e forte insieme.”

    Impiegando delle specifiche tecniche di preparazione dei materiali come il “suminagashi”, che colora la superficie della carta con china sparsa in acqua, donando un effetto d’onda, o il “quilling”, il gesto di arrotolarla strettamente, Angela realizza gioielli ora leggerissimi trattenuti da fili vaporosi, ora in cartoncino ondulato domato come fossero opere costruttiviste. Inventa così perle resistenti, impermeabili all’acqua e sempre sorprendenti: larghe o strette, grandi o piccole, panciute o asciutte, barocche o minimaliste, legate con fili e filati senza limiti di poesia, dal cordone alla lana, dalla coda di topo al cordino di caucciù, dal tulle alla canapa. Con collezioni che cambiano a seconda delle stagioni.

    I miei gioielli non sono così impermanenti come si potrebbe pensare. Tutt’altro. Lavorando con la colla carte di pesi e grammature diversi, si possono inventare perle resistenti, impermeabili all’acqua e sempre sorprendenti: larghe o strette, grandi o piccole, panciute o asciutte, barocche o minimaliste. Per legarle insieme scelgo fili e filati, senza limiti di fantasia: dal cordone alla lana, dalla coda di topo al cordino di caucciù, dal tulle alla canapa. Nascono così collane, ciondoli, bracciali, orecchini ogni volta unici, tattili, originali: vivi!

    Nonostante il lavoro di graphic designer la tenga spesso incollata al computer, Angela non ha mai dimenticato il suo primo amore: la carta e, di conseguenza, il “fare con le mani”. Creare gioielli di carta è stato per lei come compiere un passaggio naturale dalla bidimensionalità della pagina alla tridimensionalità di collane e bracciali: se impaginare un giornale richiede abilità nell’unire immagini e parole, allo stesso modo creare un gioiello significa esprimere gusto, armonia e ricerca di equilibrio tra forme, materiali, pesi e colori. “Credo che il lavoro sui bijoux di carta sia per me un momento di passaggio, mi sto lentamente avvicinando a una nuova fase puramente artistica. E sono convinta che la dimensione artigianale sta in mezzo, tra la mente e il cuore.”

    Saranno sì “artigianali”, ma intanto le sue creazioni sono già state presentate in numerose sedi internazionali dell’arte, come l’Expo Porte de Versailles a Parigi o il Design Museum della Triennale di Milano… Complimenti :)

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    June 18th, 2010Alessia Fabbriaccessori, atelier e negozi, design, eventi, gioielli

    Entrare in un negozio di arredamento e trovarsi immersi, quasi per caso, in una sorprendente selezione dell’arte del riciclo italiana. Ci è successo oggi a Bari, da Leccisi Collection.

    Alessio de’ Navasques ci è venuto incontro e ci ha guidato attraverso i due piani di showroom che per quattro giorni, fino a domenica 20 giugno, ospitano la mostra “Recycle, moda e design all’insegna del riciclo”.

    C’è Paola Monorchio, creatice del marchio Glix, che trasforma brani e strisce di tessuti preziosi o di vecchie tappezzerie scartati dalle precedenti produzioni in magnifici colli e gioielli da indossare come abiti. Poi i lampadari, quelli di Daniela Galluzzo, come bolle di filo colorato, dagli scarti di lavorazione delle sartorie, o quelli di Ilaria Sadun di Metamorfosi, come cascate con sezioni di bottiglie fuse. E ancora l’ethical fashion di Made in Carcere, con la sua collezione di borse realizzate con scarti di tessuto dalle detenute del carcere di Lecce, e l’eco-design di Mark-Pepper, duo di giovani designer napoletani che creano lampade, orologi e appendiabiti con legni di recupero e scarti di lamiera. Margherita Marchioni con il progetto Materiamorfosi e Carola Pasquino con C73, poi, interpretano a loro modo l’idea del bijoux: la prima realizza collane con bottiglie di plastica, tappi, cavi e matite colorate collane poetiche e che ci riportano all’infanzia (ehm, ho fatto acquisti: la mia collana è fatta di guanti da cucina riciclati – vedi foto), mentre la seconda si ispira la futurismo per creare gioielli luccicanti e stravanti con gli scarti industriali delle materie plastiche.

    Giovani creativi che reinventano forme e funzioni di oggetti già esistenti affiancano le nuove produzioni di aziende affermate, in un suggestivo allestimento all’insegna dell’eco-design.

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    June 2nd, 2010Alessia Fabbriabbigliamento, accessori, atelier e negozi, gioielli

    Bergamo. Dietro grandi vetrate a volta decorate da ciclamini e magnolie si scopre l’Atelier Moki, laboratorio creativo di moda dove si rivive lo spirito delle sartorie di un tempo.

    Carriera forense abbandonata, passione per l’arte e il design, Monica Silva aka Moki (la trovate anche su Facebook e Myspace) ha intrapreso il cammino di stilista sospinta dall’entusiasmo raccolto tra le amiche, per cui realizzava accessori un po’ per gioco e un po’ per passione… Da lì a dedicarsi completamente a un vero e proprio progetto creativo e imprenditoriale il passo è stato breve, complici una buona dose di creatività e la passione per le arti manuali.

    La mia musa ispiratrice è Audrey Hepburn e la mia scuola di riferimento la sartoria degli anni Quaranta e Cinquanta, da cui ho ereditato la ricerca dei tessuti e l’attenzione per le rifiniture. Disegno e realizzo sartorialmente ogni capo, tutti pezzi unici caratterizzati da una molteplicità di utilizzo, con modelli che vengono riproposti in più variabili: di volta in volta cambia il tessuto o il dettaglio.

    L’atelier diventa così un laboratorio creativo, dove il punto di forza è la molteplicità degli usi per ogni capo o accessorio: una capiente borsa si sdoppia con una pochette al suo interno, un mini-borsa si trasforma in una cintura, una lunga collana a doppio giro dà vita a un girocollo e a un bracciale.

    Nel salotto dall’atmosfera familiare le clienti possono curiosare tra abiti, cappelli, borse e collane in stile retro e, sorseggiando una tazza di tè, chiacchierare di moda per esaudire un desiderio: creare un capo capace di rendere il loro stile unico e prezioso.

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    June 1st, 2010Alessia Fabbrigioielli, libri

    In principio – nel 1999 – era restauro di libri antichi (e i libri ci piacciono, si sa). Ma è bastato molto poco perché Antico Valore, il laboratorio catanese di Simona Inserra, si trasformasse in un vero e proprio atelier di artigianato eco-sostenibile, in cui tecniche storiche di legatura artigianale si intrecciano con materiali moderni e contemporanei. Un laboratorio dove carta, cuoio e pergamena diventano protagoniste – insieme a una varietà di stoffe, fili e spaghi – di un percorso di recupero dell’antico in cui si mescolano influenze e stili dei nostri tempi.

    Poi, appena un anno fa, l’idea di dare nuova dignità agli scarti della lavorazione di pelle e cuoio usati per il restauro dei libri antichi, scarti quotidiani che Simona non ha mai voluto buttare e che negli anni aveva accumulato, certa che prima o poi sarebbero serviti a qualcosa.

    E cosa poteva nascere da questi scarti se non dei piccoli libri-gioiello? Orecchini, collane, anelli a forma di libro, ma anche accessori come mollette, fermagli, spille. E poi calamite, portachiavi, quaderni per appunti, quaderni per ricette… e la lista potrebbe continuare (lo racconta nel suo blog). In tutti i casi, la lavorazione è lenta e accurata: un ulteriore (antico) valore aggiunto.

    Così, nello stesso spazio – rigorosamente smoke free – in cui Simona restituisce ai libri antichi lo splendore di un tempo, nascono oggetti preziosi da indossare e con cui stupire: libri che sono gioielli, gioielli che sono libri.

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    May 26th, 2010Alessia Fabbriaccessori, gioielli

    “Tutto è iniziato creando gioielli e accessori per me, che poi sono piaciuti agli amici e poi agli amici degli amici”… e alla fine Francesca Tarallo ha deciso di creare Chick’s Lab, laboratorio di chick e per chick, le ragazze che indossano le sue creazioni. Il nome suona un po’ come “Chick Lit”, e forse non è un caso. Ecco come descrive il suo lavoro:

    Amo creare pezzi unici usando stoffa, cuoio, ceramica, nastri, perle e ninnoli acquistati nei miei viaggi, lana e bottoni scovati in qualche vecchia merceria, fronzoli da tappezzeria, vecchi gioielli trovati in qualche mercatino… e mi piace mescolare materiali nuovi e diversi con altri che appartengono al passato e che hanno già una loro storia da raccontare.

    L’ambiente marino è frequente nei miei gioielli perché amo il mare e poi, vivendo a Salerno, diciamo che ne sono continuamente “ispirata”. Progettare gioielli mi diverte tantissimo e ancor più personalizzarli per chi dovrà indossarli: partire da un abito, da un colore, da un’occasione e creare un accessorio che renderà il tutto unico.

    Francesca è una web enthusiast e spera di poter usare Blomming presto anche per scambiare idee e stabilire collaborazioni con altri creativi… Ancora qualche giorno di pazienza e arriviamo! :)

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    April 7th, 2010dottaviaccessori, gioielli

    Sara Basili, Roma, ma vive e lavora a Civita Castellana. Si dichiara artigiana autodidatta, ma le si addice di più jewelry designer, attività che porta avanti ormai da otto anni e con cui si è fatta conoscere in Rete e fuori. Si descrive “Ispirata dal mondo del bijoux e maniacalmente da esso attratta e posseduta”. Ci ha contattato lei (ehi forte!) ed è un piacere raccontare la storia dei suoi gioielli, che dal 2006 ha chiamato Carpediem:

    La mia ispirazione attinge al mondo fantastico che amo immaginare. La mia filosofia è creare a partire da oggetti insoliti, per stravolgerli, reinterpretarli e assemblarli in nuovi gioielli. Il filo conduttore è sempre e comunque il riciclo, anche se talvolta associato a materiali semi-preziosi, o anche comuni come le pietre dure. Nella forma, nello stile, nei colori e nel volume l’idea del bello è superata, perché limita la possibilità di provare a fare arte. Quello che ricerco nell’approccio al gioiello è essenzialmente l’originalità, lo stile individuale dell’oggetto che ha una vita propria e identifica chi lo indossa.

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    March 31st, 2010dottaviaccessori, gioielli, interviste e incontri

    Inauguriamo una nuova serie di post dedicati a interviste e incontri con i giovani artisti / artigiani / designer / stilisti… insomma con i protagonisti di questo nuovo modo di fare. Abbiamo conosciuto Seraina Rizzardini a FLCG – ne abbiamo parlato qua – dove ci ha raccontato della sua attività con il feltro: “La tecnica dell’infeltrimento è veramente antica; si tratta della prima forma in assoluto di manifattura tessile, dopo l’uso delle pelli degli animali. Nel nostro Paese non è molto conosciuta perchè non è mai stata parte integrante della cultura, anche se alcune zone si sono caratterizzate per questa lavorazione. Non è inoltre presente con facilità poichè si tratta di una tecnica completamente artigianale, per cui non è proprio possibile applicare dei procedimenti meccanici per eseguire la lavorazione. Questo comporta un alto costo del lavoro finito. E chi mai se lo vuole permettere oggi?”

    Coraggiosa. Il suo laboratorio di Treviso è una delle pochissime realtà in Italia a trattare il feltro, dal quale deriva ogni tipo di oggetti: “gioielleria di lana”, piccoli giochi per bambini, componenti di arredamento, luci, stole e altro. Immaginate qualcosa di più esclusivo? Qui sotto continua la sua storia, come la racconta lei nell’intervista.

    Ci racconti di te e del tuo progetto?
    La passione per la creatività è stata sempre innata, anche se mai riconosciuta, sia in me sia nella famiglia di mia madre. In realtà non vi avevo mai posto attenzione, era un dato di fatto abbastanza scontato, ma di secondaria importanza. Per cui anche il tipo di studi è stato a indirizzo classico.

    La svolta c’è stata nel 2001, quando mio figlio era piccolo e io ho avuto del tempo per me a casa. Ho trovato un sacchettino di lana tinta vegetalmente in un catalogo di prodotti per l’infanzia, e questo mi ha incuriosita notevolmente. Casualmente una mia cugina, che vive nel Sussex e conosceva la tecnica, era in visita da noi e mi ha fatto vedere come infeltrire una piccolissima superficie, un pezzettino di feltro di cinque centimetri.

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    February 7th, 2010dottavigioielli

    Lo voglio… Kinekt :)

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    December 1st, 2009Valentina Locatelliabbigliamento, accessori, gioielli

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    Baby’s in Black
    non è solo una canzone dei Beatles, ma anche un negozio che crea abiti, accessori e bijoux in pezzi unici o edizioni limitate. L’idea nasce da una cena tra amici e si concretizza nel 2007, in via Eustachi 6 a Milano. Il punto vendita è gestito da Barbara, laureata in scienze politiche che disegna e cuce abiti per passione, ed  Eva che ha un lavoro indipendente ma nel tempo libero si diverte a creare gioielli. Amiche da più di dieci anni, decidono di unire le forze (e i risparmi) per dare vita ad un negozio-laboratorio in cui proporre ciò che loro per prime vorrebbero, e non sempre riescono a trovare: abiti pensati per essere indossati tutti i giorni, dalle linee semplici ed essenziali ma con tocchi ricercati , con particolare cura nella scelta dei tessuti e attenzione per i dettagli, da accompagnare ad accessori colorati e bijoux in tanti materiali diversi, tutti realizzati artigianalmente.

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