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  • arredamento, design, interviste e incontri, soprammobili 12 January 2012 Alessia Fabbri

    Se gli Oggetti Avessero Voce per Parlare Direbbero: useDesign

    1 commento
    scissors

    impianto audio per ipodNon solo marchio o gioco di parole, “useDesign” è una vera e propria filosofia di vita: quella di Luca Scarpellini, che dalle discariche recupera oggetti come ventole, ferri da stiro, caschi da parrucchiere, secchi di latta e teiere e li trasforma in prodotti di lusso non per riportarli a nuova vita, ma per dar loro un degno funerale. Come ci spiega – tra le altre cose – in questa intervista.

    Designer si nasce o si diventa?
    Conosco tanti designer, molti dei quali ci sono nati, ce l’hanno nel sangue e altri che invece ci sono diventati studiando. Sia ben chiaro, non voglio dare più rilevanza ad una o all’altra categoria, ma questi due tipi di designer si possono distinguere nel modo in cui affrontano i progetti: i primi, quelli che ci sono nati, normalmente si scoprono designer in età avanzata, dopo aver cercato per anni la loro vera vocazione e aver tentato strade diverse, i secondi invece iniziano a studiare design presto e generalmente seguono un’unica strada per diventare designer. I primi cercano e ricercano costantemente nuove vie per esprimere quella sensibilità e quella varietà di emozioni che hanno insite, mentre i secondi (che vi diranno sempre di essere dei “veri designer” poiché hanno studiato) si occupano quasi esclusivamente di progettare qualcosa di bello e vendibile. Sono rari i casi (e ne conosco qualcuno) di designer che escono dalle scuole e sanno donare alle loro creazioni un’emozione.
    Purtroppo incontro spesso ragazzi usciti dai corsi di design che, ancora ventenni, pensano di essere maestri e di poter insegnare alle future generazioni, ma per fortuna ogni tanto qualche pecora bianca c’è: giovani con qualcosa da esprimere che cercano una via meno commerciale per fare design.

    telefono riciclo designNel tuo caso specifico qual è stato il percorso di formazione da designer?
    Io non ho studiato design, ma provengo da quattro anni di progettazione meccanica presso la facoltà di ingegneria, abbandonata per una laurea in scenografia multimediale. Nel mio percorso di studi ho imparato da modellare in 3D ad alti livelli, per poi capire che saper disegnare in 3D era semplicemente una limitazione alla mia espressività. Ho imparato a progettare macchinari e oggetti che avessero come primo scopo quello di funzionare, per poi capire che la funzione è l’unica cosa che li accomuna con l’oggettistica da quattro soldi. Mi hanno insegnato cos’è “il bello”, per poi capire che una cosa fatta solo perché bella e funzionale può essere vendibile, ma è il simbolo della pochezza umana. Fatta incetta di precetti “da manuale” ho volontariamente deciso di intraprendere una strada ripida e poco percorsa per cercare di realizzare prodotti la cui principale caratteristica fosse la trasduzione in una forma fisica di un pensiero, di una filosofia e un modo di vedere il mondo.

    Riciclare oggetti e trasformarli in qualcosa di unico dare nuova vita a ciò che prima era considerato uno “scarto”, è la tua specialità. Perché allora definisci il tuo design “un funerale”?
    Oggigiorno il “riciclo creativo” va di moda: tutti si cimentano in questo campo. Il mio lavoro non parte da questo. Non parte dalla volontà di riciclare e salvare il mondo trasformando una moka in una lampada. Non ho queste pretese e non credo che quattro gatti che si mettono a riciclare le macchinette del caffè della nonna possano salvare il pianeta.
    Il mio lavoro parte dalla volontà di dare una degna sepoltura a tutti quegli oggetti che, abbandonati nei ferrivecchi e nei mercatini delle pulci, vivono i loro ultimi istanti agonizzando in mezzo ai rottami. useDesign è una sorta di eutanasia dell’oggetto di casa: un modo per dargli il colpo di grazia e cancellargli passato e presente tramite sabbiature e vernici. Ovviamente l’effetto collaterale di questo processo è una nuova vita, un nuovo ruolo nella società che donerà all’oggetto stesso un nuovo passato e un nuovo presente, ma con nuove forme, nuovi colori e una nuova funzione, completamente diversa da quella precedente. È un po’ come se noi morissimo e rinascessimo, non so, fiori, rocce o qualche tipo di animale esotico e colorato.

    usedesign ventola Come nasce la collezione 27gradi e perché questo nome?
    La collezione 27gradi è una delle ultime nate in casa useDesign. Si tratta di una serie limitata di 21 orologi da parete che prendono il nome da una piccola incisione che ognuna delle ventole industriali trasformate, aveva sul retro. Una piccola scritta senza alcun valore emozionale che però ne ha acquisito nel momento stesso in cui i miei occhi l’hanno scoperta al di sotto dello sporco attaccatosi negli anni alle pale. È la meraviglia che questa scritta ha provocato in me durante la sabbiatura che ha dato il valore estetico e filosofico all’intera collezione, oltre che al nome stesso.

    lampade da oggetti riciclatiLa tua linea childhood invece ha qualcosa a che fare con la tua infanzia?
    La linea childhood è sicuramente la più personale tra le collezioni useDesign. Si consideri che le prime sei armi giocattolo che ho trasformato in lampade le ho scoperte un po’ per caso girovagando nella cantina dei miei genitori. Io stesso ne rimasi sorpreso: avevo dimenticato di avere così tante pistole ad acqua quando ero piccolo e mi ero quasi dimenticato dei pomeriggi trascorsi con i miei amici in giardino a giocare e divertirci. La collezione childhood è l’emblema dei dimenticati pomeriggi di gioco che chiunque ha vissuto, più o meno a lungo, durante la propria infanzia. Il fatto stesso che gli adulti rimangano spesso inorriditi nel vedere delle armi trasformate in lampade e non si ricordino affatto che sono le stesse con le quali si divertivano da bambini o magari sono proprio gli stessi modelli che hanno regalato ai propri figli, fa pensare a quanto la società di oggi ci imponga di chiudere i ponti con il passato per diventare adulti.

    Pezzi di riciclo possono essere anche oggetti di lusso?
    useDesign nasce proprio per realizzare oggetti di lusso con materiale di recupero. Dobbiamo uscire dagli schemi per cui il riuso è una necessità. Non è vero. Se fate una passeggiata ai mercatini sui Navigli di Milano o a Porta Portese a Roma, rimarrete impressionati dai prezzi a cui i vecchi telefoni da due soldi vengono venduti. Riusare oggetti recuperati nella casa della nonna è economico e può essere un hobby, ma creare prodotti con uno stile raffinato utilizzando particolari oggetti recuperati dopo ore ed ore di affannata e attenta ricerca (che quasi mai va a buon fine al primo tentativo) e creare uno stile inconfondibile per risaltare l’oggetto e dargli un plus-valore di un certo rilievo è sicuramente una via per realizzare oggetti di lusso da materiale di recupero che non hanno nulla da invidiare agli oggetti lussuosi che vengono prodotti in serie da aziende internazionali preoccupate solamente del fatturato.

    lampadario ventola ricicloQuanto è importante per useDesign il marketing digitale dei suoi prodotti di design?
    Sono appassionato di computer e mi piace navigare in internet. useDesign perciò riflette molto di queste mie passioni nella sua campagna di marketing. Ormai è diventata quasi una sfida (in senso assolutamente positivo) con i miei colleghi: non c’è social network che non ci conosca e non appena ne nasce uno nuovo ne siamo già membri. I nostri siti web sono strutturati sotto forma di blog e ci promuoviamo tramite video (a questo proposito vi ricordo che è uscito da poco il nuovo promo useDesign che trovate sul nostro sito) e newsletters. Ho notato però che, nonostante tutti questi nuovi modi di comunicare, il più valido per trasmettere i veri valori di prodotti come quelli useDesign, la loro poeticità e la loro valenza socio-culturale è, e sempre rimarrà, il contatto diretto: è quello l’unico modo per stimolare tutti i sensi e percepire quindi le vibrazioni dell’oggetto.

    Chi sono i tuoi riferimenti nel panorama del design contemporaneo?
    Non ho grandi riferimenti nel panorama del design in generale, meno ancora in quello contemporaneo che reputo banale, senza sapore e legato esclusivamente a logiche di mercato o di comunicazione piuttosto che ha valori sociali e artistici. Gli ultimi designer che reputo degni di questo nome sono pochi e di altre epoche. Le mie fonti di ispirazione sono piuttosto da ricercare nel panorama artistico dell’ultimo secolo di storia mondiale: da Duchamp a Andy Warhol, da Rauschenberg al controverso Jeff Koons. Questi sono i miei grandi maestri, artisti legati al valore dell’oggetto in relazione alla loro società contemporanea.

    Ferri da stiro riciclatiProgetti futuri?
    Grandi novità sono attese per quest’anno appena iniziato. D’altronde, chi ci conosce bene sa che sono particolarmente legato al numero 12 che ricorre in quasi tutte le mie creazioni. Quindi, quale anno migliore di questo per grandi progetti? Nuove collezioni, nuovi punti vendita e nuovi progetto internazionali sono in arrivo, ma per scaramanzia non voglio dire nulla a riguardo. Dico solo… “stay tuned!”

    I suoi prodotti, recentemente presentati in un video promozionale degno di nota, sono in vendita nel Blomming Shop di useDesign.

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One Response to “Se gli Oggetti Avessero Voce per Parlare Direbbero: useDesign”

  1. …semplicemente UN grande!

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