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arte, giocattoli, grafica e illustrazione 27 July 2010

Il percorso di ricerca è stato e sarà ancora lungo, tortuoso e variegato. A Cecilia Viganò, in arte Cevì, piace sperimentare e, a costo di risultare caotica e dispersiva, trova la sua coerenza nell’arte vissuta, nella creazione come pane quotidiano.
D’altronde, quando ha capito di non riuscire a concentrarsi su una strada sola, ha deciso di non farsi troppi problemi e di seguirle tutte – che dire, magari tutti avessimo di questi problemi – e così oggi saltella qua e là tra installazioni, disegni, improvvisazioni, fotografia, e soprattutto… PUPI. Cuciti e dipinti a mano, “nascono da una ricetta che mescola riciclo, amore e fantasia”. Pupazzi nati per gioco, che gioco rimangono.
Un giorno nel 2004 ho iniziato a cucire forme ispirate ai miei disegni, a dar loro dei nomi sempre diversi, una storia, un perché.
Non servono a niente se non al cuore: semplicemente mi dà una gioia immensa vederli nascere!
Ognuno è un pezzo unico, con un suo valore artistico ed emozionale, alla ricerca di qualcuno che gli assomigli e che lo ami. La famiglia è grande, ci sono i Manolìpi (Mano + polipo), i pupetti da taschino, i pupi collana, i pupotti, e poi animali e umani immaginari con nomi strampalati…
Ma Cevì si dedica anche alla ricerca ricerca artistica più intima e concettuale, quella che gira intorno alla memoria, alle radici, al corpo, agli oggetti scelti e trasformati come fossero ready made, per narrare “qualcos’altro”. I nodi ai fazzoletti del babbo che diventano promemoria, gli “scontrini immaginali”, un colletto di camicia che racconta la storia di un albero, i sacchetti di carta raccolti dalla nonna e che ora conservano disegni di cose che non si possono conservare veramente.
Il disegno è il fil rouge, il suo primo mezzo di espressione, la sua parola. Come in Cartonirica, dove il segno sulla carta arriva addirittura a prendere vita, a muoversi nella realtà, fermato dalla fotografia (Cevì le chiama “apparizioni di carta vivente”).
Per il futuro Cevì progetta di escogitare un modo per disegnare nell’aria, spera che qualche persona stupenda le metta a disposizione uno spazio in cui lasciar esplodere senza freno le sue idee vulcaniche, sogna di “continuare ad avere e causare possibilità per l’arte e l’espressione, con applicazioni infinite e sempre nuove”. E non ci aspettavamo niente di meno da chi si definisce “Una bambina di grandi dimensioni, che vive qui ma è contemporaneamente altrove, che vede le cose intorno sempre potenzialmente magiche. E che morirebbe se un giorno dimenticasse cosa vuol dire creare” :)
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Tags: arte, carta, cecilia viganò, cevì, cevicrea, disegno, fotografia, illustrazione, installazioni, milano, pupazzi, pupi, riciclo, scontrini, softies, spille -
arte, grafica e illustrazione 16 July 2010

I suoi quadri sono fotografie ingrandite a dismisura, spezzate e ricomposte, esasperate da colori violenti, realizzati con i pantone della Letraset. I suoi disegni realizzati a pennino con china, acquerello e talvolta colorati con ecoline.Dire che Graziano Origa è grafico, art director, giornalista, saggista, fotografo, editore, punk artist, poeta o, come si definisce lui stesso, “spirito libero e creativo, controverso, no-code, posseduto dal sacro fuoco della carta”, sarebbe comunque riduttivo. Tra i fondatori della Punk Art, un movimento artistico filosofico vicino all’universo Warholiano e ai miti americani degli anni ’60, alla fine degli anni ’70 edita e realizza il mensile di moda decadente “Punk Artist“, per il quale incontra artisti (Schifano), registi (Wertmüller), attori (Poli), ballerini (Kemp), stilisti (Armani), cantanti (Krisma), scrittori (Moravia), poeti (Burroughs). Una vita intensa, che non pretendiamo di raccontare in poche righe (vi rimandiamo però a Wikipedia, qui).
Di nuovo in Italia dalla fine degli anni ’80, Graziano Origa agisce border line sulle parole e sulle immagini, con piglio naïve, cult e vintage, e con i suoi potentissimi ritratti di celebrità – da William S. Burroughs a Bob Dylan, da Steve Jobs a Larry Page & Sergey Brin, da Maria Callas a Rita Levi Montalcini – tira fuori l’anima ai personaggi mitici, restituendo loro un volto più “umano” (qui un video-raccolta).
Parole e immagini sono oggi raccolti nell’archivio postcontemporaneo ospitato su Nòva de Il Sole 24 Ore.
Ah, il titolo di questo post è una citazione di Pablo Picasso :)
Tags: arte, bob dylan, graziano origa, illustrazioni, larry page, pop art, portraits, punk, punk art, ritratti, sergey brin, warhol -
abbigliamento 14 July 2010


Gianmario è fotografo e illustratore. Ylenia ha una grande passione per la moda e crede fermamente nella filosofia della T-shirt adatta ad ogni occasione della vita. I due si sono conosciuti (e piaciuti ;) un anno fa e insieme hanno dato vita all’idea di disegnare sopra la T-shirt come se fosse un foglio bianco. Per il loro progetto comune, White T-shirt (su Facebook qui), utilizzano disegni realizzati prima su carta e poi al pc, oppure fotografie personali, in cui – ritraendo barbie, bambole gonfiabili e situazioni di vita quotidiana… – non si risparmiano in ironia e provocazioni.Tags: abbigliamento, bambole gonfiabili, barbie, fashion, foto, fotografia, fotografia su t-shirt, james woodstudio, magliette, moda, t-shirt, white t-shirt
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Trasformare il tessuto giapponese comunemente usato nella confezione dei kimono in cordoni annodati e intrecciati alla maniera delle cinture Obi o delle pettinature tradizionali. Il risultato: sorprendenti collane, spille, orecchini, cinture e anche simpatici pupazzetti nippon-style.Questo fa Claire Quillier, nata a Cannes 30 anni fa, una laurea in storia dell’arte e un diploma in lingua e civilizzazione giapponese, ma soprattutto una grande passione per i gioielli e gli accessori, che a Parigi confezionava esclusivamente per le amiche. I primi contatti con l’Italia li ha avuti frequentando un corso di nudo a Firenze, poi, 4 anni fa, il trasferimento in Sicilia per lavorare nel settore del turismo. Dove ha trovato un’ispirazione particolare…
Non so se è il clima o l’energia che c’è in Sicilia ma il bisogno di riprendere a creare si è fatto subito sentire in me. È qui che mi è venuta l’idea di fare convergere i due mondi che mi fanno sognare da sempre, così sono nate le prime collane fatte con tessuto giapponese: un’idea nuova, mai vista altrove… nemmeno in Giappone!
Mi piacciono i colori vivaci e i motivi particolari dei tessuti giapponesi. Più recentemente però ho cominciato ad usare anche altri materiali come il feltro, per creare borse. Ho cercato di ricreare questo spirito giapponese disegnando delle scene sotto forma di silhouette che taglio e incollo sulle mie borse, avvicinandomi ad un universo più infantile ma sempre legato in qualche modo alle mie prime passioni.Un esempio di come si possono variare tecniche e genere mantenendo sempre una linea personale. Chapeau!
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Tags: bijoux artistici, borse, catania, cinture, claire quillier, collane, giappone, gioielli, kimono, obi, orecchini, pupazzi, softies, spille, stoffa -
uncategorized, vino e cucina 7 July 2010

Bella serata ieri a The Hub Milano per parlare di nuove forme di economia sociale. Paolo Rossi di Rete GAS ci ha ragguagliato sulle dimensioni del fenomeno dei Gruppi di Acquisto Solidale in Italia (che ormai comincia a farsi sentire, muovendo ogni anno un’economia di circa 100 milioni di euro), sottolineando l’importanza di quella “S” finale, il cui significato è molto ampio e abbraccia la solidarietà nei confronti dell’ambiente, quella nei confronti dei fornitori e dei lavoratori, nonché verso gli altri membri del GAS (e aggiungerei pure verso se stessi, attraverso la consapevolezza delle proprie scelte di consumo).
Ne approfittiamo per parlarvi di un’iniziativa su questi temi che ci è stata segnalata proprio qualche giorno fa. Si tratta dell’azienda agricola Parco dei Buoi di Francesco Travaglini, che dal 2005 condivide con gli abbonati-amici un orto in Molise. Un progetto imprenditoriale importante per il forte messaggio associato: cercare di mantenere le terre coltivate, quelle che i genitori e i nonni di Francesco hanno coltivato prima di lui (nonno Verino continua a farlo ancora oggi). Farlo, in questo come in moltissimi altri casi, sta diventando economicamente insostenibile: se le cose non cambieranno in futuro nessuno si sognerà di coltivare terre se non per l’autoconsumo…
…E allora salviamo gli orti d’Italia per evitare l’impoverimento mentale (oltre che economico) che i contadini italiani subiscono cedendo alle più diverse (e suadenti) offerte provenienti dalle sirene dell’industria. Ad esempio le offerte dei produttori di energie rinnovabili che, usando il termine Parco per una distesa di pannelli fotovoltaici o una piantagione di pale eoliche, pensano possa bastare per farci credere che in fondo, si tratta di energia pulita e che la loro è una nobile impresa.
Il nostro Parco, quello vero (non a caso Parco dei Buoi è appunto il nome dell’orto da cui provengono le nostre cassette) vogliamo continuare a chiamarlo tale: un giardino di olivi, orti e pecore al pascolo.
Anche per questo è importante parlarne: per andare avanti e sostenere il progetto occorrono nuovi abbonati, che riceveranno ogni settimana una cassetta di ortaggi direttamente a casa. Qui il modulo per aderire.
L’iniziativa è promossa da Agrycult, che tra l’altro presenta un interessante punto di vista sulla questione del tanto decantato “chilometro zero”. Seguiteli su Twitter qui e su Facebook qui: in questi giorni di “campagna promozionale” si stanno scatenando con concorsi in cui mettono in palio vari abbonamenti. Speriamo anche noi di averne vinto uno!
Tags: agricoltura, Agrycult, chilometro zero, economia sociale, Francesco Travaglini, frutta, gas, gruppi di acquisto solidale, molise, ortaggi, paolo rossi, parco dei buoi, rete gas, social money, verdura -
atelier e negozi, crazy toys, giocattoli, grafica e illustrazione, interviste e incontri 6 July 2010

“Welcome, stranger. While you are in my territory no boring thoughts will fill your head”. La sua missione è “far divertire le persone”, il suo sito personale una “house of fun”. Ma Mauro Gatti (sotto sotto) sa essere una persona seria. Per esempio nel lavoro con Mutado, l’agenzia fondata insieme all’amico Lorenzo Manfredi.Illustratore e interactive designer esperto di new media, motion graphic e branding, pochi anni fa Mauro si è dato anche al commercio. Con Lorenzo e Piero Degasperi ha aperto “Atom Plastic” (ne avevamo parlato un po’ di tempo fa!), succursale milanese (Via Alessandro Volta, 6) del brand creato da Piero a Bassano del Grappa che – al motto di “Toys are not for kids” – si occupa di commercializzare toys, poster, gadget, libri e di offrire un posto agli artisti per esibirsi (non vi perdete il compleanno, e gli sconti anche on-line, dall’8 al 10 luglio).
Vi ha incuriosito il personaggio (qui il suo blog)?! Bene, perché qua sotto c’è un’intervista.
Ci parli un po’ di te?
Sono nato in un paese in provincia di Brescia. Dopo una normalissima e salutare infanzia spesa tra fumetti, calcio, videogiochi e dolcetti ipercalorici decisi di abbandonare qualsiasi attività agonistica per dedicare la mia vita alla scatola grigia con la mela in mezzo. Le mie ultime resistenze furono sbriciolate da un modem 14.4 kb/s, che mi aprì le porte di Internet e mi fece capire che avrei potuto condividere i miei disegni con tutto il mondo (invece di ammorbare continuamente mia nonna).Da quell’epifania di fine anni ‘90 ad oggi poco è cambiato del mio intento se non la piena consapevolezza che il mio mantra è quello di “far divertire le persone”. I disegni, i video, i toys che produco sono creazioni che vogliono far sorridere e non hanno assolutamente pretese artistiche.
Ci sembri iperattivo… Ma non ti stanchi mai?!
Oggi la mia vita professionale si divide in 2: il mio sito personale che è un playground dove pubblico tutti quei lavori/sperimentazioni che si allontanano dal classico lavoro “da agenzia” e che mi permettono di consolidare agli occhi di chi visita il sito il mio stile e la mia ricerca di idee che facciano ridere. Mutado è invece l’agenzia, che si occupa di progetti che spaziano dal web, al video, alle applicazioni iPhone e mobile o in generale tutto ciò che ha a che fare con l’entertainment. Sono ovviamente 2 realtà che convivono benissimo e che mi danno la possibilità di esprimermi su due terreni diversi ma con molte intersezioni.
Dove vai a caccia di ispirazione?
Il primo serbatoio di ispirazione per quello che faccio è Internet, unito a diversi fattori come essere svegliato dai miei 2 carlini Ozzy e Nena, guardare la mia collezione di vinyl toys per sentirmi ancora bambino, ascoltare musica rock dagli anni ‘60 a oggi. Ci sono poi idoli come Seymour Chwast, Raymond Savignac, Ryohei Yanagihara e Alberto Sordi. In ogni caso qualsiasi cosa divertente diventa uno spunto creativo.
Ti prego, parlaci dei toys!
Quest’anno insieme a Piero e a Lorenzo abbiamo creato un brand chiamato “Superpowers” che si occupa della realizzazione di vinyl toys per il quale ho creato Very Bravo, il nuovo optimistic brand tutto italiano di art toys e abbigliamento. Il primo toy, The Ghetto Reaper, è una simpatica e divertita morte declinata nelle varianti Gold & Cold, in veste nera e con una grossa collana dorata al collo, e Silver Shiver, in viola e con il bling argento. Il secondo toy, The Carrot Slayer, è invece dedicato ai vegetariani ed è declinato nelle versioni Gruesome, con abbigliamento fetish, e Hippie, un nostalgico figlio dei fiori dai colori sgargianti. Entrambi i Carrot Slayer sono accompagnati da una simpatica mezza carotina appena affettata.
Per il futuro cosa prevedi?
Nel futuro… vedo sempre più tempo da dedicare all’illustrazione e alla partecipazione in progetti che riescano a spostare su diversi media il mio stile.Ma dico, l’avete vista la sua Small Guide to be a Winner?
Tags: atelier, atom plastic, Bassano del Grappa, gadget, giochi, kidult, Lorenzo Manfredi, mauro gatti, milano, mostri, mostrini, mutado, Piero Degasperi, poster, toys -
eventi 5 July 2010

Abbiamo conosciuto Mariano Carozzi a Fa’ la Cosa Giusta, fiera delle iniziative, diciamo così, “eque e solidali”, di cui abbiamo raccontato qui. D’istinto, poteva non sembrare il più normale dei contesti in qui mettersi a parlare di banche, finanza, algoritmi di pagamento e sistemi di analisi statistica dei dati. E invece lo era, perchè il discorso riguardava proprio i nuovi modelli economici che stanno emergendo dalla Rete, come il Social Lending, ovvero il prestito tra persone. Kiva e Zopa, per dire due nomi.
È anche su questo che, con i suoi soci, ha costruito Prestiamoci.it – su questo e su anni di esperienza di online banking (qui il suo profilo LinkedIn), oltre che proprio con SAS, forse il più prestigioso tra i sistemi di Business Intelligence. Ne parla l’azienda stessa in questo case study. Prestiamoci è ancora in startup ma i numeri stanno girando, come raccontano sul loro blog facendo i conti di giugno.
Tema da approfondire. Un’occasione è l’evento che hanno organizzato domani sera a The Hub – qui le info. Con Paolo Rossi dei GAS ci hanno invitato a parlare di Blomming.com e a prendere un aperitivo. Estendiamo l’invito: vi va di venire?
Tags: gas, mariano carozzi, prestiamoci, social lending, social money, the hub -
accessori, eventi, moto e cicli 4 July 2010

Molto più che di una semplice fiera della moda, Bread and Butter è nata a Colonia, ha fatto i suoi primi passi a Berlino per poi consolidare il suo ruolo internazionale a Barcellona. La kermesse di urban e streetwear più importante d’Europa torna quest’anno a Berlino, la sua città natale – una città che trabocca di creatività, innovazione e futuro – e i battenti della nuova location, l’ex aeroporto di Berlin-Tempelhof, si aprono tra pochi giorni (7-9 luglio).Fra gli espositori, allo stand ST 17.5, gli amici di Hell’s Kitchen (ne avevamo parlato qua). Un brand che prende il nome da quella che era un tempo la zona più malfamata di Manhattan, adesso convertitasi in quartiere super cool, una filosofia che è riassunta nelle parole del designer Marco Lai: “Se una larva può diventare una farfalla, se un parassita può diventare una perla, se un pezzo di carbone può diventare un diamante, ma soprattutto, se la sfiga di bucare una gomma può diventare un’idea… ecco che anche una camera d’aria diventa improvvisamente una borsa. Anzi, una collezione di borse”.
A Berlino HK propone la propria collezione di borse ed accessori urban style rigorosamente neri, il nero “naturale” di camere d’aria dei camion, moto e biciclette, o di cinture di sicurezza delle auto… 100% chic recycle!
Tags: berlino, borse, bread and butter, camere d'aria, cinture di sicurezza, copertoni, elmetti, fiere, hell's kitchen, marco lai, moda, riciclo, streetwear, upcycle, urban style -
gioielli 1 July 2010

La carta e ogni altra materia prima lavorata a mano portano con sé gli umori e le emozioni delle persone che le hanno toccate (o anche solo sfiorate), dei posti dove sono state. È forse questo il segreto del fascino dei gioielli di Angela Simone, che tanto sembrano voler raccontare. “L’amore per la carta mi accompagna da sempre, ma solo da qualche anno ho scoperto il piacere di utilizzarla, pregiata o riciclata, per farne dei gioielli. Amo la carta, il suo profumo, la sua consistenza. La sua anima, fragile e forte insieme.” Impiegando delle specifiche tecniche di preparazione dei materiali come il “suminagashi”, che colora la superficie della carta con china sparsa in acqua, donando un effetto d’onda, o il “quilling”, il gesto di arrotolarla strettamente, Angela realizza gioielli ora leggerissimi trattenuti da fili vaporosi, ora in cartoncino ondulato domato come fossero opere costruttiviste. Inventa così perle resistenti, impermeabili all’acqua e sempre sorprendenti: larghe o strette, grandi o piccole, panciute o asciutte, barocche o minimaliste, legate con fili e filati senza limiti di poesia, dal cordone alla lana, dalla coda di topo al cordino di caucciù, dal tulle alla canapa. Con collezioni che cambiano a seconda delle stagioni.
I miei gioielli non sono così impermanenti come si potrebbe pensare. Tutt’altro. Lavorando con la colla carte di pesi e grammature diversi, si possono inventare perle resistenti, impermeabili all’acqua e sempre sorprendenti: larghe o strette, grandi o piccole, panciute o asciutte, barocche o minimaliste. Per legarle insieme scelgo fili e filati, senza limiti di fantasia: dal cordone alla lana, dalla coda di topo al cordino di caucciù, dal tulle alla canapa. Nascono così collane, ciondoli, bracciali, orecchini ogni volta unici, tattili, originali: vivi!
Nonostante il lavoro di graphic designer la tenga spesso incollata al computer, Angela non ha mai dimenticato il suo primo amore: la carta e, di conseguenza, il “fare con le mani”. Creare gioielli di carta è stato per lei come compiere un passaggio naturale dalla bidimensionalità della pagina alla tridimensionalità di collane e bracciali: se impaginare un giornale richiede abilità nell’unire immagini e parole, allo stesso modo creare un gioiello significa esprimere gusto, armonia e ricerca di equilibrio tra forme, materiali, pesi e colori. “Credo che il lavoro sui bijoux di carta sia per me un momento di passaggio, mi sto lentamente avvicinando a una nuova fase puramente artistica. E sono convinta che la dimensione artigianale sta in mezzo, tra la mente e il cuore.” Saranno sì “artigianali”, ma intanto le sue creazioni sono già state presentate in numerose sedi internazionali dell’arte, come l’Expo Porte de Versailles a Parigi o il Design Museum della Triennale di Milano… Complimenti :)
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Tags: artigianato, bijoux artistici, bracciali, carta di riso, cartoncino, collane, fatto a mano, gioielli di carta, giovanni altana, monili, orecchini, quilling, suminagashi





















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